14 agosto 2015

Le vicende editoriali di Proust esordiente


Leggevo delle righe di A la recherche du temps perdu e pensavo a Proust. Che nel '12 aveva mandato il manoscritto di Du côté de chez Swann a Fasquelle (editore di Zola e Rostand) e la risposta dell'editore era stata,

« Dopo settecentododici pagine di questo manoscritto, dopo infinite desolazioni per gli sviluppi insondabili in cui ci si deve sprofondare ed esasperanti momenti d'impazienza per l'impossibilità di risalire alla superficie, non si ha nessuna idea di quello di cui si tratta. Che scopo ha tutto questo? Che cosa significa? Dove ci vuole condurre? Impossibile saperne e dirne nulla. »

Allora Proust aveva mandato il manoscritto alla Nouvelle Revue Française, prima versione della casa editrice Gallimard. Gide, fondatore della NRF, l'aveva abbandonato alle prime pagine e poi bocciato.

Quindi Proust aveva tentato con l'editore Ollendorf. La risposta di Ollendorf,

« Sarò particolarmente tonto, ma non riesco a capire come questo signore possa impiegare trenta pagine a descrivere come si gira e si rigira nel letto prima di prendere sonno. »

L'anno dopo era il 1913. 
Proust propone il manoscritto a Bernard Grasset (tra gli editori più influenti negli anni Trenta, ma ancora agli inizi nel Dieci). 
Grasset non finisce nemmeno di leggere le bozze, ma accetta di offrirgli un contratto:

L'autore avrebbe pagato le spese di pubblicazione e pubblicità, oltre che riconoscere all'editore una percentuale sulle copie vendute.

Allora ieri sera seduta sotto il portico, era mezzanotte passata, pioveva forte e l'acqua arrivava sulle spalle, leggevo questo passaggio di Du côté de chez Swann  che Proust aveva scritto sei anni prima, nel 1906, e ci pensavo.

Impieghiamo molto tempo a riconoscere, nella fisionomia particolare di un nuovo scrittore il modello del "grande talento" nel nostro museo di idee generali.
Proprio perché questa fisionomia è nuova non la troviamo somigliante a quello che consideriamo talento. Diciamo piuttosto originalità, charme, delicatezza, forza; e poi un giorno ci rendiamo conto che è proprio quello il talento.

(Marcel Proust, A la recherche du temps perdu, Paris, Gallimard, 1988)

@traduzione di Gessica Franco Carlevero

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