16 agosto 2015

La scrittura per Salah Stétié

Salah Stétié

Come ha iniziato a scrivere?
Come ogni scrittore che, un giorno, scopre con meraviglia di essere capace a mettere in parole quel che sente. Per caso e per necessità. Mio padre era poeta, scriveva in arabo lunghi poemi in rima, dei qasidas. Poi leggeva le sue poesie a mia madre, che era sensibile alla bellezza delle cose catturata dalle parole. L'ometto, io, ascoltava e non capiva niente. Intrigato, cominciò a imitare suo padre. Prese il pennino e lo immerse, a sette otto anni, nell'inchiostro blu. Fu l'inizio di una lunga, molto lunga avventura, e di una lunga, molto lunga storia d'amore.

Come scrive?
Sulla tavola bassa, in un fienile trasformato in biblioteca conciliante il sogno e la contemplazione. Ma sono capace di scrivere ovunque, a volte sulle mie ginocchia.

Scrivere, per lei è un lavoro?
All'inizio un piacere, quando c'è l'ispirazione. In poesia è sempre presente quando scrivo. Poi un lavoro: correggere, rivedere, scegliere prosa o poesia, a seconda di cosa voglio scrivere. Poi le cose si chiariscono di nuovo, e il piacere ritorna. C'è qualcosa di sessuale nel piacere di scrivere.

Salah Stétié è un poeta nato a Beirut nel 1929, ha pubblicato diverse raccolte di poesie e saggi in francese.
Tradotti in italiano si trovano Nel cerchio del cerchio. Trent'anni di poesia: 1973-2003,  Bulzoni Editore e Rimbaud, l'ottavo dormiente, Edizioni Medusa.


@traduzione di Gessica Franco Carlevero


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