5 agosto 2015

Come scrive i libri gialli, Fred Vargas

Fred Vargas

Sarà l'estate, sarà il gusto per fare delle cose diverse, sarà che stavo camminando ai Murazzi del Lido di Venezia e era buio e si sentivano dei rumori (forse di topo, ma sospetti), oppure che S. mi stava raccontando di quell'uomo che qualche tempo fa minacciava le ragazze con un taglierino perché gli mostrassero i seni. A ogni modo pensavo, chi sa come viene in mente a qualcuno di scrivere una storia con dei sospetti, dei ladri, dei cattivi, della paura.
Una volta tornata a casa ho trovato un articolo in cui Fred Vargas racconta come li scrive, i libri gialli.
Si tratta di un'intervista di Christine Ferniot pubblicata da L'Express il 3 giugno 2011.

Ha cominciato questa storia (si riferisce a L'armée furieuse, tradotto in italiano con La cavalcata dei morti, edito da Einaudi) unicamente a partire dal titolo?
Quando ho cominciato il libro avevo appena l'assassino, il movente. Ma è così che procedo, di solito. Ogni sera, prima di addormentarmi, mi metto a riflettere su un intrigo. E questa volta, non riuscivo a togliermi dalla testa questa espressione: L'armée furieuse. Sono catturata dalla prima idea che mi viene in testa. 


Ma come continua?
Non ho ricette per fabbricare una storia. Quando sto prendendo sonno mi ritrovo a immaginare un dialogo che non annoto mai. E' la legge di Darwin, resterà cosa resterà, l'indomani. La sera, quando penso alla mia storia, non prendo note, ne dimentico l'ottanta per cento.


Quali sono i primi indizi per cominciare un romanzo?
All'inizio di La cavalcata dei morti avevo l'assassino, ma appena il movente. Non posso cominciare un romanzo poliziesco senza l'assassino. So che uno dei personaggi avrà un sesto dito. Ma a cosa mi servirà? Mistero. So anche che qualcuno parlerà all'incontrario, esiste, conosco qualcuno che parla così. Ma come inserirlo in una storia? Nessun'idea. E' che se non ho questo per cominciare, non mi diverto.


E poi, come scrive? Rapidamente, lentamente, a briciole?
Scrivo in tre settimane. Appena il film si svolge nella mia testa è come se lo vedessi, non ho il problema della pagina bianca. Una volta buttati giù due o tre capitoli non mi resta che scrivere il seguito e raccontare cosa vedo. Poi viene il lavoro d'autore, come si dice. Sembrerebbe che faccia tutto molto rapidamente, ma poi bisogna contare sei mesi di correzioni.


Sei mesi di correzioni?
Quello che scrivo in tre settimane non è niente: la materia non va, il suono non va. Bisogna riprendere tutto. Generalmente la prima scena non è quella che avevo immaginato. Ho solo bisogno di cominciare perché le parole suggeriscano le idee e il seguito della storia. Si potrebbe pensare che faccia a caso, che avanzi a tentoni, ma poco a poco gli elementi prendono ordine. Per esempio amo trovare una sotto storia. A fianco dell'affare poliziesco, c'è qualcosa di sentimentale. E' un classico nei gialli. E' così anche nelle serie televisive. 


In che momento smette di correggere?
Una volta costruiti i ponti, l'impalcatura. Ma a un certo punto bisogna togliere l'impalcatura e cercare il buon suono, la buona materia.

@traduzione di Gessica Franco Carlevero

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