26 luglio 2015

Sul tempo perduto, ma non di Proust


Una cosa che ho pensato sempre, osservando le donne di casa della mia famiglia, sono numerose le donne nella mia famiglia, è sempre stata, 
Matte loro, che mentre escono per andare in trattoria si passano lo straccio dietro, camminando all'incontrario con le scarpe eleganti già infilate.
Matte, che al sabato dopo mangiato spostano le pentole da un mobile all'altro.
Matte, la domenica mattina presto, quando gli altri dormono, preparano la pasta per la torta. E la notte, quando gli altri dormono stendono il bucato così l'indomani presto, mentre gli altri dormono, lo stendono, e al pomeriggio lo stirano per ritirarlo profumato, fresco, stirato, nei cassetti.
In quel tempo, quando sarò donna grande io, leggerò dei romanzi, scriverò delle pagine, farò delle camminate sul bricco, pensavo. 
Che maniera migliore per sprecare il tempo, passare il sidol sui pomelli della porta, pensavo. Poi arrivano alla sera che sono stanche e si arrabbiano se qualcuno lascia la maglia sul divano o si lava le mani e sporca il lavandino. 
Che si mettano tutte a leggere, a scrivere il diario, piuttosto.
Adesso che con meno precisione, meno gusto, meno cura e meno slancio delle donne della famiglia, ma lo stesso mi sveglio prima per preparare la colazione mentre gli altri dormono, non riposo al pomeriggio per sistemare la credenza, prima di coricarmi piego le maglie pulite e tante volte nemmeno apro il libro che sto leggendo, per non parlare di quant'è che non vado avanti con la storia che sto scrivendo, a volte comincio a pensare che magari arriva un giorno che non me ne accorgo e comincio a seguire le puntate su rete quattro, arrotolo i capelli nei bigodi e la sera mi spalmo con il ginepro per scaldare i reumatismi.



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