8 maggio 2015

Libri sulla scrittura

Tra le cose da preparare per il Salone del Libro di Torino, un elenco dei libri da cercare. Libri sulla scrittura, alcuni pubblicati di recente, altri grandi classici che ancora non ho letto.

E. M. Cioran Tradire la propria lingua. A cura di Antonio Di Gennaro, traduzione d Massimo Carloni (Ed. La scuola di Pitagora editrice, 2015)


In un’interessante nota introduttiva, Dracodaïdis racconta Cioran come lo ha conosciuto in occasione di quella conversazione. Il giornalista coglie aspetti interessanti dell’opera cioraniana. Parla di un Cioran che non è stato ancora messo in luce e che resta ancora da scoprire. Dracodaïdis si riferisce al lato balcanico, un’eredità fatta di lotte e connivenze, tradimenti e speranze, genocidio e fraternità; uno spazio dove si incontrano religioni e tradizioni, partecipazioni e esclusioni.)

Fernanda Pivano, Medaglioni, (Skira, 2014)


In queste 185 pagine ci sono tanti amici quante Pivano. Ci incontriamo la ragazzina che va ai concerti, ci trova Felice Casorati, e passa tutto il tempo a osservargli gli stivali. Vediamo la trentenne che si avvicina a Pablo Picasso durante una corrida a Saint-Tropez per offrirgli la sua matita per firmare autografi: è rossa, per le labbra, il pittore scrive il suo nome e se la infila in tasca…

Julio Cortázar, Chi scrive i nostri libri, (edizioni SUR, 2015)


Epistolario cortazariano, volume dedicato alle lettere editoriali editoriali – dirette a editori, giornalisti, traduttori, critici letterari, registi – che ripercorrono da dietro le quinte la genesi e lo sviluppo di Cortázar come scrittore, e di molte delle sue opere più famose. 




Preceduti dalla rievocazione di un legame con Italo Calvino, che molta parte ebbe nell'ideazione e nella nascita di questo volume, i cinque saggi che compongono il libro sono dedicati rispettivamente all'origine della forma romanzesca moderna, a Rabelais e ai suoi rapporti con la tradizione della comicità, a Don Chisciotte, a Beckett, e infine al racconto post-storico. Tutti prendono le mosse dalla cesura storica settecentesca, rappresentata dalla metafora illuminista dell'oscurità che precederebbe la luce dell'epoca moderna, dove sembra diventi possibile abbandonare quella sindrome razionalistica che nei preamboli è chiamata «delirio di consapevolezza».



Francis Scott Fitzgerald, Nuotare sott'acqua e trattenere il fiato (minimum fax, 2008)


Questo volume raccoglie le riflessioni e i giudizi espressi dal grande scrittore americano, lungo tutta la sua vita, sul tema dello scrivere: cos’è lo scrittore e che cosa fa, cosa vuol dire scrivere, come si gestiscono i personaggi di un romanzo, qual è il rapporto tra lo scrittore e il mondo dell’editoria e della critica. L’autore simbolo dei Roaring Twenties fornisce suggerimenti assai vari, assecondando la sua naturale tendenza a insegnare, a comunicare la propria esperienza. 
In tempi in cui tutto sembra procedere verso lo smascheramento dell’apparenza, Fitzgerald va nella direzione opposta, lontano dalle certezze che ostacolano il cammino verso l’illusione della bellezza. «Scrivere bene», dice, «è sempre nuotare sott’acqua e trattenere il fiato».

Milan Kundera, L'arte del romanzo (Adelphi, 1988)


In sette testi relativamente indipendenti ma collegati come altrettante tappe di un singolo saggio, Kundera ci parla di quella creatura singolare, imprevedibile, grandiosa e delicata che è il romanzo europeo («arte nata come eco della risata di Dio»). Il suo discorso scavalca con sicurezza ogni pretesa di rigido inquadramento teorico e si dedica invece a un’analisi amorosa di ciò che il romanzo, creatura polimorfa, diventa nelle mani di scrittori così diversi come Kafka e Cervantes, Broch e Tolstoj, Gombrowicz e Flaubert, Diderot e Musil, Rabelais e Sterne – e infine Kundera: perché qui si troveranno i due testi dove Kundera ha detto l’essenziale per chi vuole accedere al segreto dei suoi romanzi. Anche come saggista, Kundera ha il dono stupefacente della trasparenza: le questioni più intricate appaiono nelle sue parole con una nettezza e un’evidenza tali da farci pensare che le stiamo vedendo per la prima volta. E l’aspetto di confessione, da parte di Kundera, sull’arte che oggi egli conosce più di ogni altro, dà a questo libro una pulsazione ulteriore, per noi preziosa: «Devo sottolineare che non ho la minima ambizione di fare della teoria e che tutto il libro non è altro che la confessione di uno che fa della pratica? L’opera di ogni romanziere contiene implicitamente una visione della storia del romanzo, un’idea di cos’è il romanzo; ed è proprio quest’idea, insita nei miei romanzi, che ho cercato di far parlare». 

Flannery O’Connor, Sola a presidiare la fortezza. Lettere (minimum fax, 2012)


Leggere le lettere di qualcuno è come accettare l’invito a entrare nel suo mondo, nelle sue stanze, nelle sue relazioni: ci si rende come spettatori della vita altrui. Se a scrivere è Flannery O’Connor, l’esperienza assume un altro valore, quello di affacciarsi al laboratorio creativo di una delle più interessanti voci della letteratura statunitense del dopoguerra: è tramite la sua fitta corrispondenza, infatti, che l’autrice proponeva i suoi scritti agli agenti, riceveva critiche o elogi dai lettori, discuteva della sua opera e chiedeva consigli ad amici del calibro di Robert Lowell o Elizabeth Bishop. Entriamo così in un mondo popolato da autori, lettori, critici e agenti, ma non solo: le riflessioni letterarie si intrecciano con amare – ma sempre ironiche – osservazioni su ogni aspetto del reale, compresi fatti di cronaca dell’epoca, e con la costante espressione di una religiosità serena, mai cupa, mai pietistica. Una vita breve, quella dell’autrice, adombrata dall’oscura presenza della malattia, il lupus eritematoso, che le fu diagnosticato nel 1951: ben presto costretta a muoversi e viaggiare il meno possibile, la O’Connor sembra però non perdere mai curiosità e voglia di vivere. Torna in una nuovissima edizione, arricchita con lettere inedite, un epistolario unico, che traccia un itinerario tragicomico nell’America degli anni Cinquanta, impreziosito dai commenti caustici e divertiti di un’autrice che, a distanza di anni, mostra una lucidità rara e un innato talento per la scrittura. 


7. Fracesco Piccolo, Scrivere è un tic. I segreti degli scrittori (Minimum Fax, 2011)


Un viaggio virtuale sulle scrivanie, nelle case, nelle abitudini dei più famosi e amati scrittori contemporanei italiani e stranieri. Da Pasolini a Umberto Eco, da García Márquez a Isabel Allende, da Hemingway a DeLillo: in poco più di cento pagine Scrivere è un tic indaga, analizza e confronta i metodi di scrittura delle penne più celebri del Novecento. Il mestiere, la disciplina, la riscrittura, il luogo di lavoro, le piccole ritualità quotidiane, le fissazioni e le scaramanzie, le letture, i tempi morti, i guadagni, i consigli: una guida ragionata alla scrittura e agli scrittori, che appassiona, incuriosisce e diverte.
Un libro che negli anni è diventato un piccolo classico nel genere dell’indagine sulla scrittura creativa, uno dei primi titoli nella storia di minimum fax, oggi riproposto in una nuova edizione aggiornata e corretta.

Autori: Stefano Brugnolo e Giulio Mozzi, Ricettario di scrittura creativa (Zanichelli, 2000)


Ricettario di scrittura creativa, nato dall'esperienza di uno scrittore e un professore che da anni insegnano scrittura, o, prima di tutto, un libro divertente. Volutamente intitolato "ricettario" e non "manuale", per dissipare ogni dubbio sugli intenti non pedanti ma didattico-giocosi, è un libro di esempi, istruzioni ed esercizi che indirizza e assiste chi voglia saperne di più sui meccanismi della narrazione, della poesia e del teatro. Organizzato secondo uno schema semplice - presentazione dell'argomento, esemplificazione mediante citazione d'autore, consigli ed esercizi per la realizzazione personale - è un libro che va incontro a chi ama scrivere offrendo la soluzione di problemi concreti. Contiene poca teoria e tanti trucchi, espedienti, idee pratiche. Questo fa la sua originalità. Un Indice delle tipologie letterarie trattate nel Ricettario, combinato con un indice analitico, per un totale di quasi 500 voci concatenate fra loro tramite rinvii, crea una sorta di ipertesto che permette di adoperare il volume sfruttando tutte le sue potenzialità. Le Novità di questa edizione Raccoglie esempi, istruzioni ed esercizi e indirizzi e assiste chi voglia saperne di più sui meccanismi della narrazione, della poesia e del teatro. è un libro che va incontro a chi ama scrivere offrendo la soluzione di problemi concreti. Contiene poca teoria e tanti trucchi, espedienti, idee pratiche.

Ernest Hemingway, Il principio dell'iceberg – intervista sull'arte di scrivere e di narrare (Il Nuovo Melangolo, 1996)


In questa intervista sulla "scienza dello scrivere" emergono una tale metodicità nel lavoro, una tale attenzione a non interromperlo mai senza sapere come proseguirà, una tale cura nella ininterrotta attività parallela dell'osservare, una così convinta dissipazione degli equivoci e dei luoghi comuni su scrittura e giornalismo, che presentano al lettore un Hemingway totalmente estraneo al mito di Hemingway, ma totalmente consapevole dell'aspetto artigianale dell'attività di scrittore.






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