6 maggio 2015

La Voce, per superare un blocco

Henry Miller

Quella voce! Fu mentre scrivevo Tropico del Capricorno (a Villa Seurat) che ebbe inizio la sarabanda. Allora, essendo la mia vita piuttosto movimentata - vivevo su sei piani contemporaneamente - andavo soggetto a crisi di sterilità che a volte duravano settimane. Non mi impensierivano, queste pause, perché avevo il libro saldamente in pugno e un'intima certezza che nulla avrebbe potuto bloccarlo. Un giorno, senza una ragione al mondo, a meno che non dipendesse da un eccesso di sregolatezza, cominciò la dettatura. 
Al colmo della gioia, e questa volta anche più cauto (specie sugli appunti da prendere), andavo dritto al nero scrittoio che mi aveva costruito un amico, e, innestando tutte le spine, i microfoni e i ricevitori, urlavo: "Je t'écoute... Vas-y!" (Ti ascolto... Vai!) E come veniva! Non dovevo pensare a una virgola o a un punto e virgola, era tutto bell'e fatto, diretto alla celeste sala d'incisione. Esausto, invocavo una sosta, un intervallo, il tempo, diciamo, di andare al gabinetto o prendere una boccata d'aria fresca sul balcone. Niente da fare! Dovevo prenderla tutta in una volta o rischiare la punizione: la scomunica. Il massimo che mi fosse consentito era il tempo d'inghiottire un'aspirina. Il gabinetto poteva aspettare, sembrava pensare "lei". E così pure il pranzo, la cena, o qualsiasi cosa io ritenessi importante o necessaria. 
Riuscivo quasi a vederla, la Voce, tanto era vicina, impellente, autoritaria e al tempo stesso dotata di un senso così ecumenico. A volte sembrava un'allodola, in altri momenti un usignolo, e talora - stranissimo, questo! - quell'uccello nato dalla fantasia di Thoreau" - che canta notte e giorno con gli stessi toni deliziosi.
Quando cominciai l'Interludio dal titolo "La Terra del Fotti" - che vuol poi dire "Il paese di Ben Godi", gridai non immaginando dove stavo per essere trascinato. "Non chiedermi di scrivere una cosa simile, per favore. Vuoi solo crearmi altri fastidi". Ma le mie preghiere furono ignorate. Scrissi tutto, frase per frase, senza avere la minima idea di ciò che sarebbe avvenuto dopo. Leggendo la copia, l'indomani - veniva a puntate - scuotevo il capo e borbottavo come un'anima in pena. O era tutto brodaglia e idiozia o era una cosa sublime.

(Henry Miller, Una tortura deliziosa, Roma, minimum fax, 2003)

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