26 aprile 2015

Philippe Djian, rituali di scrittura

Philippe Djian

In un'intervista pubblicata su l'Express.fr il 9 aprile 2010, lo scrittore Philippe Djian (che tra gli altri libri ha scritto 37°2 al mattino, da cui poi è stato tratto il film Betty blue) racconta la sua maniera di scrivere.

Lei come scrive?
Con la macchina da scrivere. Non ho mai scritto a mano. Per una questione di distanza. Non prendo distanza quando scrivo a mano. Oggi scrivo al computer. Con un carattere ben preciso: il New York, ovviamente! Se mi mettete l'Helvetica, non riesco a scrivere. Sapete, un tempo mi prendevo gioco di Angelo Rinaldi che tagliava le sue matite, ma è la stessa cosa. Abbiamo tutti le nostre piccole manie.


Ha degli altri rituali?
La mia scrivania è rivolta verso il muro, mai verso la finestra. Perché quello che deve aprirsi sta davanti, che è dieci volte più bello di quello che si vede dalla finestra.


Qual è la sua disciplina?
Ginnastica ogni mattina, è molto semplice: spirito sano in corpo sano. Ho vissuto una gioventù meno costante. Voglio dire che ho provato la droga, l'alcool. Ma era una cosa generazionale, una cosa quasi normale, non mi sono mai drogato in modo regolare, mai bucato, ma ho provato tutto cosa girava all'epoca, come tutte le persone che conoscevo.

Oggi, che piacere mettersi al lavoro con la mente lucida.


E la sua disciplina di scrittura?
Scrivo tutti i giorni. Ma funziona a momenti nella giornata. Non va troppo male quando torno dalla ginnastica: Per un'ora o due va molto bene. Dopo, va molto male! C'è un momento, verso le 14.00 o le 15.00, in cui non faccio praticamente niente, in cui non va. E poi viene di nuovo dopo, verso le 17.00, le 18.00. A volte mi dico che potrei lasciare stare in questo momento intermediario, andare a fare una passeggiata o fare la spesa, ma no, non funziona cosi': bisogna che ci sia questo momento di umiltà totale in cui niente funziona, è quello che mi permette che dopo ritorni.
Tutti i miei sforzi sono concentrati sulla concentrazione.





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