8 aprile 2015

Per scrivere

Tullio Pericoli, Roland Barthes


C’è qualcosa, nel campo del sensibile e dell’affettività, che la spinge a scrivere? Delle situazioni particolari, ad esempio? La sua scrittura è l’esito di un pensiero che vuole affrontare la dura e fredda verità, o c'è invece in lei una specie di stato euforico che precede la scrittura stessa? È lecito porle questa domanda, dato che lei è anche un po’ venusiano.


Se c’è in me uno stato di leggera ebbrezza ed esaltazione, esso segue la scrit­tura, non la precede. Al momento di scrivere, potremmo dire in termini psicanalitici un po’ grossolani, regna il Super-io: c’è la paura di essere stupido, la paura di dire cose imprudenti, o di dirle male. Tutto un insieme di costrizioni regna, insomma, nel momento che precede la scrittura, come nel momento che precede un pericolo; lo scrivere, infatti, è vissuto come un pericolo. È semmai dopo, quando si pensa – a torto o a ragione – di aver dominato il pericolo e di esser riusciti a scrivere, che si vive un momento, per altro brevissimo, di pienezza.


Questa intervista è uscita con il titolo Sur l’astrologie, in «Astrologiques», luglio 1976.


Fonte DOPPIOZERO

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