20 aprile 2015

Correzioni di bozze in Alta Provenza

Julio Cortázar e il suo drago

La musica, per esempio, e i bollettini radio, anni fa sarebbe stato impossibile concentrarmi senza essere in una specie di studio (sebbene fosse solo mentale, prodotto volontario dell’astrazione nel bel mezzo di un caffè o in una casa piena di rumori domestici); contro ogni previsione, la vecchiaia e la storia mi rendono più poroso, reclamano qualcosa di simile a un’osmosi con ciò che mi circonda. Faccio delle scelte, ovviamente: nessuno va allo stadio per correggere le bozze di un libro, eppure la mia scelta non è più la penombra della scrivania ma questo furgoncino nell’area di sosta di Avignone o di Vaison-la Romaine, una radio che mi dà notizie ogni quarto d’ora e un sottofondo musicale non sempre intollerabile; si vedrà quasi subito l’influenza di questi elementi, che anni fa non mi avrebbero suscitato il minimo commento. E così, ogni tanto smetto di lavorare e me ne vado per le strade, entro in un bar, guardo che cosa succede in città, dialogo con il vecchio che mi vende le salsicce per il pranzo perché il drago, ormai è tempo di presentarlo, è una specie di casa con le ruote o lumaca che le mie ostinate predilezioni wagneriane hanno definito drago, un Volkswagen rosso che dispone di un serbatoio d’acqua, una seduta che si trasforma in letto, e che ho dotato di radio, macchina da scrivere, libri, vino rosso, zuppe in scatola e bicchieri di carta, costume da bagno che non si sa mai, una lampada a butano e un fornelletto grazie al quale un barattolo di conserve si trasforma in pranzo o cena mentre si ascolta Vivaldi o si scrivono queste paginette. 

(Julio Cortázar, Correzione di bozze in Alta Provenza, Roma, Edizioni SUR, 2015)

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