8 marzo 2015

Poesia alla cassa del château Borély

château Borély 

Sta mattina con la mia amica Anna siamo state al château Borély per visitare il museo della ceramica.
Avremmo potuto fare dell'altro, stare a casa a scrivere le pagelle, andare a prendere il caffè al porto, fare dei passi alle Calanques, alla fine Anna ha scelto la ceramica.
Il museo, se qualcuno visita Marsiglia, può anche fare a meno di visitarlo, secondo me. E dire che i piattini e le salsiere mi piacciono, ma al castello Borély non consiglierei una visita.
Eppure poi capitano delle cose. 
Per esempio ero all'ingresso, aspettavo di prendere il biglietto, e davanti a me c'erano due uomini ben messi, con la tuta da ginnastica. Ma non quelle tute delle squadre che vanno di moda, i due portavano quelle tute che mette la domenica chi in settimana veste cravatte. 
Non c'era da stupirsi se i due uomini per colazione avevano preso spremuta leggendo la pagina economica del giornale. Se avessero una vespa per andare in ufficio e una Land Rover per le uscite il fine settimana. 
Tutte le mie fantasie su questi due uomini, intorno ai quarant'anni, secondo il mio gusto personale begli uomini, con poca pancia, la barba della domenica, il naso un po' grande.
La signora che distribuiva i biglietti dev'essersi sbagliata a fare qualcosa perché vedevo che trafficava col computer e stavamo lì già da cinque minuti.
E nell'attesa i due uomini hanno cominciato a parlare, parlavano di gente che conoscevano loro, e un bel momento, quello con la tuta di flanella grigio chiaro dice all'altro,

Il poeta non è quello ispirato, è quello ispira.

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