15 dicembre 2014

Biro e bottoni


Émile Zola, Généalogie des Rougon-Macquart

Nel guardare un sito dove sono raccolte delle pagine manoscritte, pensavo ai ragionamenti del mio amico S., sulla manualità dello scrivere con la biro. 

Scrivendo con la biro sopra dei quaderni, il mio amico S. dice di avere un'impressione di fisicità che non trova col computer, che non gli dà nessuna sensazione tattile, una scrittura trasparente, dice. 
Allora guardando certe pagine manoscritte di Perec, Zola, Flaubert, facevo caso ai fogli che sceglievano, come disegnavano le parole nelle pagine. 

   

Émile Zola, Généalogie des Rougon-Macquart


Georges Perec, La Vie mode d'emploi

Poi mi sono messa a scrivere delle cose per conto mio col computer, i margini dati, il carattere dato, la grandezza e lo spazio tra le linee tutto già impostato. 
Ma poi il modo in cui i bottoni si abbassavano, la distanza tra le lettere, il suono dei tasti che dava il ritmo. 
Mi sono guardata le mani, andavano per conto loro, una loro abilità autonoma. Indipendenza di cui non sapevo.
Come un bambino di due anni, che dopo aver passato una giornata con suo padre, un giorno, di sua iniziativa, si abbassa i pantaloni, si prende il pisello in mano e piscia nel vaso, giusto, come se l'avesse sempre fatto. E sua madre non lo sapeva.


Questo è il sito dei manoscritti, Brouillons d'écrivain    http://goo.gl/c4Xi2W

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