3 novembre 2014

Su Adrien Bosc e certi pregiudizi

Adrien Bosc

C'era un libro che avevo in mente di leggere, si intitola Constellation, di Adrien Bosc.
Il romanzo parla dell'aereo in cui sono morti il boxeur Marcel Cerdan e la violinista Ginette Neveu, in pieno volo, sopra le Açores il 28 ottobre 1949.
Qualche tempo fa Constellation ha vinto il Grand Prix del romanzo dell'Académie française. E di conseguenza sono usciti una serie di articoli e interviste sul libro.
Allora sabato mattina leggevo La Provence mentre facevo colazione e pensavo che dopo sarei andata in libreria a cercare Constellation, che pensa la combinazione, aveva appena vinto un premione. 
E intanto sul giornale comincio a leggere un'intervista a Adrien Bosc a cui a un certo punto il giornalista chiede:
A 28 anni lei dirige una casa editrice (du Sous-sol), è alla testa di due riviste ("Feuilleton" e "Desports"), è romanziere e padre di famiglia. E riesce a gestire perfettamente tutto. Come fa?
La risposta.
Di solito riesco a organizzare le mie giornate di lavoro, che sono ben suddivise, che cominciano presto e non finiscono troppo tardi, per potermi occupare di mio figlio. Ma è vero che da due mesi è un po' complicato. Ho assunto un editor per lavorare accanto a me. Per quanto riguarda il mio secondo romanzo, per il momento è in stand-by, lo riprenderò a gennaio, quando sarà tutto più tranquillo. In generale, scrivo dalle 5.30 del mattino fino alle 8.00, bevendo caffè italiano, molto forte. E' un momento prezioso, prima che comincino ad arrivare le mail...

Adesso so bene che si tratta di un pregiudizio, ma dopo aver letto questa risposta, quando poi sono andata in libreria, invece di Constellation di Adrien Bosc ho preso Jesus et Tito di Velibor Colic.



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