4 novembre 2014

Ceausescu, Cernobyl e il punto di vista


György Dragomán

G. mi ha scritto una lettera in cui racconta la storia del libro che ha in mente di scrivere e si pone alcune questioni. 
Una riguarda la scelta della voce narrante, si chiede se sia meglio quella di un bambino o di una persona adulta.
Mi ha fatto pensare a cosa diceva György Dragomán, a proposito del protagonista del suo Il re bianco, sul punto di vista sulle cose.

L’idea di utilizzare come protagonista e narratore un bambino mi è venuta all’improvviso. Quattro anni fa vidi alla televisione una persona che tutti credevano fosse morta: Helmut Ducadam, un noto portiere romeno che nel 1986 parò quattro rigori alla finale della Coppa Uefa e poi scomparve. Circolavano voci sul fatto che il dittatore Nicolae Ceausescu gli avesse spezzato un braccio perché invidioso del suo successo. Poi, improvvisamente, come se niente fosse, comparve in televisione, ma non volle rivelare cosa gli era capitato! Raccontò invece un fatto che mi colpì molto: dopo l’esplosione di Cernobyl ai portieri fu raccomandato di toccare il meno possibile il pallone perché questo rotolava sull’erba radioattiva. Un portiere che non può toccare la palla mi sembrò una cosa talmente assurda da poter essere raccontata, seriamente, solo da un bambino.

Il libro in questione è di György Dragomán, Il re bianco, Torino, Einaudi, 2009.
Invece qui http://goo.gl/PeQij4 una cosa che avevo scritto su György Dragomán.

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