27 ottobre 2014

Sai che cos'ho?


Henry Miller

Tornammo a casa. Dopo un ottimo spuntino (paté di foie gras, tacchino freddo, crauti, insieme a un delizioso mosella), sentii di potermi mettere alla macchina e scrivere veramente. Forse era la conversazione, l'accenno ai viaggi, alle città sconosciute... a una nuova vita. O perché ero abilmente riuscito a impedidre che il nostro discorso degenerasse in un litigio. (era un argomento così delicato, Stasia). O forse era l'ebreo, Sid Essen, e un sommovimento dei ricordi razziali. O forse niente altro che il piacere di avere una casa, la sensazione di comdità, intimità, una sensazione casaliga.
Insomma, mentre sparecchiava il tavolo, dissi: "Oh, se si potesse scrivere come si parla... scrivere come Gor'kij, Gogol' o Knut Hamsun!"
Mi rivolse uno sguardo di quelli che una madre rivolge ogni tanto al bimbo che tiene tra le braccia.
"Perché scrivere come loro?", disse. "Scrivi come sei tu, sarà meglio".
Vorrei crederlo anch'io. Cristo! Sai che cos'ho io? Sono un camaleonte. Se almeno potessi imitare me stesso.

(Henry Miller, Nexus, Milano, Mondadori, 2004)

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