19 ottobre 2014

Purché vi sia l'ispirazione

Disegni e appunti di Fëdor Dostoevskij per "Delitto e castigo"

Semipalatinsk, 31 maggio 1858

A Michail Michailvovic Dostoevskij

Non bisogna aver fretta, mio carissimo amico, bensì bisogna sforzarsi di fare le cose per bene.
Tu evidentemente confondi l'ispirazione, e cioè la primaria, istantanea creazione dell'immagine o dell'impulso nell'anima dello scrittore (che ha inizio appunto sempre così), con il lavoro. Io, per esempio, butto giù sempre la scena immediatamente, così come essa mi si è presentata per la prima volta, e ne sono soddisfatto; ma poi la elaboro per mesi interi e magari per un anno, mi lascio ispirare  nuovamente da essa più volte, e non una soltanto (perché amo quella scena), e più volte le aggiungo o tolgo qualcosa, come del resto ho già fatto in passato, e ti assicuro che veniva sempre molto meglio. Purché vi sia l'ispirazione. Senza l'ispirazione, naturalmente, non ne vien fuori niente.

(Fëdor Dostoevskij, Lettere sulla creatività, Milano, Feltrinelli, 2006)

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