20 luglio 2014

Fatto



Gli ultimi dieci giorni sono stati di festa.
Una festa a la Cadière d'Azur dove, tra le altre cose, prima di andare a messa abbiamo bevuto pastis, camminato sulla spianata con sandali alti, fatto merenda con champagne, servito acciughe in vestito lungo, ballato La fisarmonica di Stradella con Sandro, ballato Ultimo amore con Rea, ballato musiche tecnologiche in mezzo ai lumini, sciabolato champagne con sega da falegname, fatto microsonni, giri poubelle la notte a piedi tra le colline, affumicato salsicce, giocato alla pétanque, nuotato senza il costume da bagno, arrotolato sigarette nelle vigne con l'amica di sempre, arrotolato sigarette nel parcheggio con il padre, ricevuto fotografie storiche da Hammurabi, saputo dell'arrivo di nuovi umani, riempito croissant di brie, suonato il chitarrino in tangenziale, fatto delle lacrime pensando a casa, e poi altre cose, che poco alla volta vengono in mente. Perché in effetti ieri, con le gambe nell'acqua, mi è venuto in mente che quello che è capitato in questa festa finisce la storia che sto scrivendo. E poi mi ha punto un'ape. 

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