31 maggio 2014

Vergogna


Una persona che conosco ha scritto un bel libro su Puškin e Kakize, un cantante d'opera georgiano. 
Secondo me il libro è molto bello e mentre lo scriveva, la persona che l'ha scritto, non pensava che fosse un bel libro, ma impiegava del tempo a sistemarlo, lo curava, ci pensava. Avevamo anche pensato a quali editori mandarlo, nel caso, mancava giusto il titolo.
Poi quando l'ha finito si è detto, Adesso smetto di lavorarci su, lo lascio un po' lì e dopo faccio un'ultima revisione.
Dopo poi l'ha lasciato effettivamente un po' lì. Solo che a un certo punto, quando gli ho domandato adesso se non era il momento di farmelo leggere di nuovo il suo libro, dopo le ultime bozze, ha detto che ha cambiato idea. Dice che si vergogna. Che quel libro non lo fa leggere più a nessuno, nemmeno lui lo legge più.
Ecco, questo sentimento della vergogna per cosa si scrive a me prende tutte le volte che scrivo qualcosa. 
E adesso mi sembra quando al parco mio figlio si mette dietro le mie gambe e si copre la faccia con le mani e io gli dico, su, vai a parlare con gli altri bambini, e io intanto mi siedo nel punto più lontano da tutti gli altri genitori.

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