15 maggio 2014

Il passato remoto è vintage, si dice


Il fatto che con gli anni i gusti alimentari cambino l'avevo già constatato. Personalmente sono stata vegetariana e poi appassionata di braciole, nel Novanta non amavo il cioccolato e nel Duemila è diventato delizioso, eccetera. 
Adesso stavo pensando che qualcosa del genere capita anche con la lingua scritta.
Negli anni del liceo mi piaceva leggere dei libri che dieci anni dopo consideravo porcherie. In quegli anni scrivevo versi ispirandomi a Orazio. 
Tempo dopo sono diventata matta per una scrittura che si rifaceva all'oralità, se in quegli anni mi avessero parlato di inserire un passato remoto in un mio testo, per carità, mai e poi mai.
Adesso invece è qualche tempo che il passato remoto comincia a piacermi, anche se ho delle difficoltà a contestualizzarlo, ho l'impressione di fare qualcosa per vezzo, per maniera.
E allora ho cominciato a usarlo quando parlo in francese, dove tutto è ancora neutro, persino certe parole volgari che in italiano non riesco a dire, in francese escono senza difficoltà.
Ma insomma, l'altro giorno parlavo con una persona che ha il compito di correggermi quando sbaglio, è un accordo che abbiamo. 
Stavamo parlando di bestie e io gli ho detto. Il ya un an, je vis un chat manger un chien, Un anno fa, vidi un gatto mangiare un cane. 
E lui mi corregge e mi dice j'ai vu, pas j'ai vis, ho visto, non ho vidi. 
No, no, dico al mio amico, volevo proprio dire così, je vis, io vidi. 
E lui pardon, dice, il passato remoto è très vintage.

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