15 aprile 2014

Il bugiardino di Marci Accardi

Il disegno è di Mari Accardi

Mentre Mari Accardi scriveva il suo libro, Il posto più strano dove mi sono innamorata, ogni tanto me ne faceva leggere dei pezzi. Un po' alla volta ne ho letto il novanta per cento. 
Poi è passato del tempo e il libro è stato pubblicato. Quando l'ho letto tutto insieme, finito, mi è sembrato incredibile. Quanto è bello questo libro di Mari.

Una cosa che mi è subito saltata all’occhio è che tra un capitolo e l’altro c’è un salto temporale o tematico che apparentemente non ti sei curata di colmare. E mi sembra bellissimo. I capitoli sono così come sono, non hai cercato di attaccarli con dei passaggi artificiali. Eppure tutto è unito e collegato da fili trasparenti che non si vedono. Come hai fatto a fare un montaggio del genere? Come si fa a non creare legami con dei fili e legare tutto allo stesso tempo?

Ho iniziato a scrivere quello che poi è diventato Il posto più strano dove mi sono innamorata, più o meno sette anni fa, senza un obiettivo preciso. Mi veniva un'idea e scrivevo. Poi, dato che la protagonista, Irma, era la stessa e così i temi che continuavano a ricorrere, ho deciso di seguire la direzione che si era creata e ho riunito le storie. Ho provato a legarle in molti modi ma, come hai detto tu, risultavano troppo artificiali e allora insieme al mio editor le abbiamo messe in ordine cronologico. Non avevo considerato che la cosa più ovvia e semplice potesse essere la più efficace. In fondo, trattandosi della stessa vita, anche se perdi qualche passaggio rimane il centro.

Poi i titoli dei capitoli. Santa Rosalia non si lascia pregare, Vendesi maglioncini per cuore, La madonna viene dallo spazio… Come ti vengono in mente, come li scegli? Sono frasi che arrivano nel racconto e poi le isoli, oppure il racconto nasce proprio da questi titoli?

Mi diverto un sacco a trovare i titoli, scriverei un libro solo di titoli. La storia però non nasce mai da loro. A volte sono un riassunto dell'idea da cui è partita, tipo Santa Rosalia o Non dire a mamma che ho cambiato religione. A volte li trovo in base a come si è sviluppata (Mirko non bacia Licia se ha la bocca sporca), oppure nel caso di Come lana in lavatrice li isolo. L'erba del vicino è più verde del previsto è nato per scherzo ma a pensarci bene era azzeccatissimo e l'ho tenuto. 

Nel libro i posti sono un po’ protagonisti. C’è Palermo, Torino, Praga. Come fai a restituire l’atmosfera, l’ambiente di un luogo?

Negli ultimi anni ho cambiato moltissime città e ognuna mi ha condizionato a modo suo. Spesso  sono loro che creano la storia.
Palermo è la città in cui sono nata e che, vuoi o non vuoi, viene fuori sempre. Più mi allontano più la ritrovo in ogni cosa. È la co-protagonista insieme a Irma. 
A Torino ho vissuto per sei anni, a Roma per due e lì ho preso la decisione, soffertissima, di tornare in Sicilia. A Praga invece in soli tre mesi ho assistito a una quantità tale di stramberie che non usarle sarebbe stato un peccato. Ma è anche un posto che mi ha “segnata”, non solo perchè ho scoperto l'ebbrezza del tip-tap...

Lo stile del romanzo è lieve, semplice. Sembra che il libro sia venuto fuori da solo, in qualche giorno. È così, o per arrivare a questo risultato c’è stato un lavoro grosso di scrittura? E di quale tipo, nel caso?

Sono contenta che ti abbia dato quest'impressione, ma magari fosse venuto fuori in qualche giorno. Di solito succede che mi viene un'immagine in testa o mi risuona una frase sentita per caso. Se sono fortunata la storia si sviluppa subito e la scrivo, altrimenti rimane mesi e mesi in gestazione e quando sono con i miei amici cammino un passo indietro perchè penso e penso a come far quadrare le cose, come se facessi delle prove teatrali in testa improvvisando il copione. Quando trovo il finale incomincio. Il problema poi è che i pensieri sono fluidi ma quando provo a metterli su Word perdono di spontaneità. Oltretutto se non mi convince l'attacco non riesco ad andare avanti, scrivo e taglio continuamente. Capita anche che se scrivo in maniera regolare, ogni giorno o quasi, a un certo punto le parole vanno per i fatti loro e io non mi rendo neppure conto che le mie mani battono sui tasti. Mi sento potente, euforica, e quello che ho scritto non devo più sistemarlo (così credo io). È raro comunque ma vado avanti sperando che risucceda.

E l’ultima cosa riguarda la pubblicazione. So che avevi pubblicato dei racconti su riviste come L'accalappiacani, Toilet, Watt, Granta, è stato importante per l’incontro con il tuo editore o sono due percorsi indipendenti? 

Nel mio caso, tutte le occasioni e gli incontri più importanti sono avvenuti grazie ai concorsi letterari e alle riviste. Sono la vetrina migliore. Non che sia sempre facile ma vale la pena insistere. Avevo mandato un bel po' di racconti al Subway prima di vincere, nel 2008. Poi per esempio c'è un concorso, 8×8, dove se vieni selezionato devi leggere un racconto ad alta voce, davanti a una giuria di professionisti che alla fine alza delle palette con i voti. Fa paura ma quando hai finito, comunque vada, ti senti coraggioso. E di coraggio ce ne vuole.

Il libro si può trovare qui.




Nessun commento: