20 ottobre 2013

Uno scrittore della domenica

Henri Cartier-Bresson

Oggi ho calcolato una cosa che era meglio se non calcolavo.
Il fatto è che quando mi siedo a scrivere ultimamente scrivo mezza pagina, una, quando vado spedita.
Considerando che il martedì, il mercoledì e il giovedì sono fuori casa e non apro il computer, che il lunedì spesso preparo il lavoro dei prossimi giorni e il venerdì lo dedico alla lettura dei manoscritti, restano il sabato e la domenica. 
Allora calcolavo. In un anno ci sono, diciamo, cinquanta fine settimana. In un fine settimana scrivo, diciamo, una pagina e mezza. 
Per scrivere una storia di duecento pagine, per esempio, occorrerebbero centotrentatré fine settimana. 
Centotrentatré fine settimana, (senza contare che magari una volta non ho voglia di scrivere, una volta devo lavorare, una volta sono a fare una gita e una volta mi viene in mente di scrivere un'altra cosa) se in un anno ci sono cinquanta fine settimana, per scrivere una storia di duecento pagine, supponiamo, ci vogliono, almeno, due anni e mezzo. 
Se poi penso che una volta scritte le pagine, le pagine sono ancora da rileggere, riscrivere, montare insieme e dopo di nuovo rileggere, riscrivere e montare insieme, niente, almeno non vado più in giro a dire che per la primavera il libro sarà finito.




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