26 ottobre 2013

Conversazioni del vento volatore

Paese del calmo mattino, Davide Benati

Questo libro è un buon libro da leggere al di là della scrittura. 
Conversazioni del vento volatore di Gianni Celati, pubblicato dalla Compagnia Extra, Qudolibet nel 2011. 
Ma siccome raccoglie una serie di testi sulla letteratura, sul vivere, su come gli è andata la vita, sul prendere appunti, sul fare documentari, sulla fantasia, sullo scrivere novelle, sul riscriverle, eccetera, è anche un ottimo libro di testo.
Come sovente accade con Celati, a me per lo meno, le pagine sono talmente discrete, lineari, pulite e semplici che lì per lì si ha la sensazione di leggere qualcosa di trasparente. Ma è poi dopo, ripensandoci, che invece le sue frasi diventano consistenti. Come quelle lampadine che per fare luce impiegano del tempo. Subito quasi non ti accorgi che stanno facendo chiaro, ma poi senza rendertene conto, la stanza è illuminata e tu vedi, in modo naturale, qualcosa che prima era nel buio.
In un capitolo che si intitola Narrare come attività pratica per esempio Celati scrive:
"La vivezza narrativa potrebbe essere descritta così: è qualcosa che ci dà il senso che momento per momento tutto cambia sotto i nostri occhi e sotto i nostri piedi; e questo perpetuo cambiare della cosa attorno a cui giriamo è un'esperienza come guardare le nuvole, dove uno vede un leone e un altro un elefante".
Poi ci sono dei capitoli dedicati a scrittori o amici, al loro lavoro, al comune modo di vedere. Per esempio Celati racconta del suo rapporto con Calvino, delle sculture di Giacometti o delle fotografie di Ghirri. 
E a un certo punto, a proposito di condivisione di idee, dice "In realtà poi ognuno va sempre in cerca di una sua popolazione, d'una popolazione d'individui a cui associarsi anche solo fantasticamente. Allo stesso modo i cani vanno in cerca di altri cani con cui annusarsi, e i bambini cercano altri bambini con cui giocare... La letteratura stessa a me sembra non un prodotto di autori separati, ma di popolazioni, di bande di sognatori, tra cui avviene quell'ascolto e quella visitazione fantastica".
In Conversazioni del vento volatore ci sono poi delle considerazioni sulla lingua, sulla tendenza all'uniformità, ai libri come prodotti di consumo e smercio. 
Ma l'impressione che si ha alla fine, nonostante le tendenze che magari regolano un poco le strategie commerciali e le tendenze moderne, è come dice Celati, che la letteratura sia essenzialmente un fenomeno asociale. E che valga la pensa seguire la propria strada.

1 commento:

Marco Adornetto ha detto...

“Il bello dello scrivere è che non sai dove stai andando e non sai dove andrai a finire. Quando viene fuori una storia è come quando sogniamo. Scrivere è come un vento che ti porta via.” Gianni Celati