30 settembre 2013

L'idea di una scrittura vellutata

Michel Foucault

In questo caso si tratta di un libro di testo che in realtà non ho letto ancora. L'ho ordinato, sto aspettando che arrivi. Ma siccome sono talmente curiosa e talmente ho voglia di leggerlo, comincio a parlarne. Così da accelerare i tempi, anche per chi legge questa nota, nel caso volesse cercarlo. 

Si tratta di una conversazione tra Claude Bonnefoy e Michel Foucault in cui Foucault parla del proprio rapporto con la scrittura. "Se mi sono prestato con piacere a questo genere d'interviste, è stato proprio per liberarmi del mio linguaggio abituale, per cercare di scioglierne i fili e presentarlo così come non si presenta di solito” quasi un ‘rovescio del ricamo'”.
Il libro si intitola Il bel rischio, edito da Cronopio Edizioni.

Ne riporto un estratto, trovato su la Repubblica il 26 luglio 2013.

"Quel che mi colpisce molto, per esempio, è che i miei lettori immaginano abbastanza spesso che ci sia una certa aggressività nella mia scrittura. Personalmente non ho affatto questa impressione. Credo di non aver mai attaccato realmente, esplicitamente, nessuno. Per me scrivere è un’attività estremamente dolce, felpata. Quando scrivo, ho come la sensazione di un velluto. Per me l’idea di una scrittura vellutata è come un tema familiare, al limite tra l’affettivo e il percettivo, che continua a ossessionare il mio progetto di scrivere, a guidare la mia scrittura mentre sto scrivendo, che mi permette in ogni momento di scegliere le espressioni che voglio utilizzare. Per la mia scrittura il vellutato è una sorta d’impressione normativa. Rimango perciò molto stupito quando vedo che gli altri riconoscono in me piuttosto la scrittura secca e mordace. Pensandoci bene, credo che siano gli altri ad avere ragione. Immagino che nel mio pennino ci sia una vecchia eredità del bisturi. E in fin dei conti non è vero forse che sul bianco della carta traccio quegli stessi segni aggressivi che mio padre tracciava nel corpo degli altri quando operava? Ho trasformato il bisturi in pennino...
Non sono quindi uno scrittore. Mi metto decisamente fra gli ‘scriventi', quelli la cui scrittura è transitiva. Voglio dire quelli la cui scrittura è destinata a indicare, mostrare, manifestare fuori di se stessa qualcosa che, senza di essa, sarebbe rimasto, se non nascosto, almeno invisibile. E' forse là che per me esiste nonostante tutto, un incanto della scrittura".

(Michel Foucault, Il bel rischio, Napoli, Cronopio Edizioni, 2103)

Il libro si può trovare qui. http://goo.gl/BRJLSB




Nessun commento: