30 agosto 2013

Di ritorno

Luigi Ghirri

Di ritorno. 
Nell'ultimo mese ho preso delle note, su un quaderno, sul computer, la maggior parte a mente, quando non avevo niente per segnarle.
Ora ci ripensavo, se sistemarle, e sono andata a cercare un pensiero di Gianni Celati sulle note, gli appunti.

"Quando viaggiavo a piedi per scrivere i diari di Verso la foce, mi sono accorto che c'era una differenza tra prendere appunti sul momento e sul punto di un'apparizione e scriverne a distanza. Quando scrivi a distanza sei già nelle generalità dei discorsi, e tutto prende un aspetto di completezza nel pensiero.  Perché a distanza si fa avanti una teoria sulle cose che hai visto, e una teoria tende a colmare i buchi, a sostituire le domande con delle risposte. Invece se scrivi per dar conto di quello che ti appare d'un tratto, non capisci molto, ma le scene hanno ancora il senso di un limite della tua osservazione. Allora scrivi la strada su cui vai, e quel che vedi nelle cunette ai lati, le case che vedi intorno, il tipo di traffico, il tipo di persone. E vedi cosa c'è per terra, se asfalto o spazzatura o altro, poi guardi l'orizzonte e vedi che rapporto c'è tra l'orizzonte e il pezzo di terra dove stai mettendo i piedi. Lì spunta il senso del limite, che è anche il senso delle visioni e apparizioni. La visione di un luogo sorge certamente non come un discorso con risposte pronte, ma come un pensare-immaginare su come è fatto il mondo".

(Gianni Celati, Conversazioni del vento volatore, Macerata, Quodlibet, 2011)

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