3 luglio 2013

Val più la pratica


Il primo libro di testo si intitola Val più la pratica di Andrea De Benedetti, ed. Laterza.
Sottotitolo: Piccola grammatica immorale della lingua italiana.
Me l'ha consigliato Paolo Nori mentre bevevamo un crodino in un caffè di Torino qualche anno fa.
Questo libro parla di grammatica, della sua trasformazione negli anni, delle sue regole e delle sue irregolarità.
De Benedetti spesso porta avanti un confronto tra quello che sostengono i neo-crusc, gli integralisti della Crusca, e l'uso normale, reale della lingua italiana. 
Per esempio un neo-crusc direbbe: "Guai a usare una congiunzione dopo un punto fermo". La tentazione istintiva, dice De Benedetti, sarebbe rispondere, dopo una pausa calcolata: E perché?
"Il -ma-, ad esempio, funziona benissimo per cambiare discorso, per farlo fluire in una direzione imprevista. La sua specialità però è quella di prendere la parola, di infilarsi nelle conversazioni, il più delle volte senza chiedere il permesso". Dopo un punto fermo, appunto.
Insomma, Val più la pratica è un bel libro che fa riflettere sull'italiano che abbiamo imparato a scuola e su quello che usiamo d'abitudine. 
Durante un corso serale alla Scuola Holden avevo un'allieva boliviana, C.
Parlava talmente bene l'italiano che all'inizio non avevo nemmeno capito che non fosse italiana d'origine. Era venuta ad abitare a Torino a diciannove anni, ha studiato come una matta e alla fine la sua lingua era impeccabile. Quando scriveva, però, delle volte, quella sua "giustezza", quella perfezione, avevano un'impressione artefatta. A volte sembrava di leggere un racconto scritto con una lingua defunta.
Dopo tanta fatica per imparare perfettamente l'italiano, quando le ho detto che forse avrebbe potuto permettersi di sbagliare un po', lei è andata in confusione.
Poi abbiamo letto insieme qualche passo di Val più la pratica 
"La lingua è un organismo sghembo e pieno di fessure; ha il passo irregolare, un equilibrio instabile e tende a inciampare in trappole che lei stessa predispone".
Allora C. con gran sollievo ha sostituito egli con lui, esso con questo, qualche passato remoto, qualche congiunzione, e alla fine, mi sembra, il racconto girava meglio e soprattutto C. era più contenta.

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