11 luglio 2013

Una bella proposta di Giulio Mozzi

L'idea è fare una raccolta di Lodi anatomiche del corpo maschile.

Nel 1536 (un po’ d’anni fa) il poeta francese Clément Marot lanciò (da Ferrara, dove si trovava all’epoca) una sorta di gioco, o competizione, tra colleghi. Pubblicò una Lode alla bella tetta (Blason du beau tétin) e invitò altri poeti a comporre altre lodi, per ciascuna parte – anche la più piccola, anche la più intima – del corpo femminile. Il libro, intitolato Les Blasons Anatomiques du Corps Féminin, apparve l’anno stesso (dapprima come annesso a un’opera dell’Alberti, poi come volume autonomo).
Qualche anno fa ne uscì una bella traduzione – opera di un gruppo di poeti, da Cesare Viviani ad Antonio Porta – in lingua italiana. Esaurita da tempo quell’edizione, ora lo ripropone Studio editoriale. Ve lo consiglio: è pieno di arguzie, ironie e divertimenti.
Ma ciò che volevo proporre qui, come avrete ormai capito, è: fare una raccolta di Lodi anatomiche del corpo maschile. I Blasons erano tutti scritti da maschi, presumibilmente eterosessuali: mi sembra opportuno dunque escluderli dal gioco, ammettendo donne eterosessuali, maschi omosessuali, e tutte le altre varietà. (Io sono dunque escluso). Vorrei, insomma, che non venisse finto un desiderio (mentre il componimento, ovviamente, può contenere tutta la finzione che si vuole).

Qualche regola del gioco

1. Le seguenti regole vanno prese come indicazioni. Ciò che conta, alla fin fine, è che la Lode sia bella. Però cercate di tenerne conto.
2. Forme chiuse, per piacere: sonetti, ballate, canzoni, rispetti, rondò ecc.; o anche forme semichiuse, come i madrigali (di tipo cinquecentesco). Non necessariamente regolari. Nell’originale francese si trovano molte ballate: la forma era allora molto di moda, ma io la trovo anche piuttosto adeguata alla lode (grazie al ritornello).
3. Componimenti corposi, se si può. Meglio trenta versi che cinque. (Perché una lode diventa vera lode quando si comincia a esagerare).
4. Il minimo possibile di linguaggio volgare; molto eufemismo; tutta l’ironia e la giocosità che volete.
5. Usate le risorse dell’elenco e della ripetizione. Si può usare l’anafora (come nel Beau tétin di Marot), si possono trovare quindici aggettivi per lodare l’anca o la scapola, si possono elencare le centoquarantaquattro bellezze del lobo dell’orecchio, eccetera.
6. La parte del corpo lodata può diventare destinatario della poesia: ci si può rivolgere a lei con il “tu”.
7. Lodare certe parti del corpo è fin troppo ovvio: dedichiamoci anche alle meno frequentate. Sfruttiamo l’imperfetta asimmetria del corpo umano: della natica destra si possono dire cose che non si possono dire della sinistra, e così via.
8. Non si tratta di lodare l’incavo del ginocchio di Luigi o l’alluce di Giovanni: ma di lodare l’incavo del ginocchio in sé e per sé, l’idea platonica di incavo del ginocchio.
9. Non mi viene in mente altro. Se mi viene in mente qualcosa d’altro lo aggiungo nei commenti. Discutiamone un po’ di questa cosa, prima di partire.
10. L’idea è: mettere insieme un numero sufficiente di testi belli, fare un libro digitale da vendere su tutte le piattaforme, e scalare le classifiche.


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