22 luglio 2013

Il bugiardino di Noemi Cuffia

Il disegno è di Nicoletta Calvagna

Il Metodo della bomba atomica è uno tra i romanzi, tra i romanzi scritti quest'anno, che probabilmente mi ha colpito di più. Allora ho cercato Noemi Cuffia, la sua autrice, e questo è il suo bugiardino.

Prima di leggere Il metodo della bomba atomica seguivo il tuo blog, Tazzina di caffè.
Ci sono state delle connessioni tra il blog e il romanzo? Sono legate le due cose oppure il romanzo non ha niente a che vedere con la Tazzina?

Grazie innanzitutto per aver letto sia il libro che il blog! Tra le due realtà esiste senza dubbio una connessione. L'idea di scrivere però un romanzo è più antica. È nata molto presto: ho sempre sperato di trovare dentro di me le risorse per riuscirci, e finalmente è successo. Questa è una grande soddisfazione, il coronamento di un sogno, ma anche di un'esigenza profonda. D'altro canto, il blog è stato molto utile anche come esercizio costante e quotidiano di scrittura. E un ottimo incentivo a leggere quanti più romanzi possibile. Scrivere è un lavoro complicato. Un mestiere misterioso che è contemporaneamente un dono ma anche una sfida estrema con se stessi. Nulla è scontato e l'allenamento è durissimo, e gratificante al tempo stesso. Un'ulteriore connessione consiste nel fatto che la protagonista del  mio romanzo, Celeste, è una blogger, proprio come sono io nella vita. Ci tenevo molto: volevo inserire questa attività, questo gesto del “blogging” quotidiano sia per motivi di trama che di linguaggio, non solo autobiografici. Volevo che questa modalità espressiva, così frammentata e concisa, spezzasse il ritmo altrimenti “incalzante” della narrazione, con inserti più poetici, più lirici e avulsi dal resto. Inoltre, volevo che il blog di Celeste, che si chiama Sbocciare in città, ed è un flowerblog, ovvero un blog di giardinaggio in cui lei descrive le piantine che tiene sul terrazzino di casa, fosse esattamente lo specchio della sua mente. Una mente turbata ma anche creativa e fragilissima.

Quali sono le differenze tra i due approcci, scrivere per internet e scrivere un romanzo?

La scrittura per la rete è immediata, semplice e incisiva, e questo per me è il suo bello. Mentre la scrittura letteraria è il frutto di un pensiero più articolato e diluito nel tempo. Ciò non significa che la scrittura per internet sia meno profonda o utile. Sono semplicemente due mondi differenti, ma con punti in comune. Per usare una metafora sportiva: la scrittura su internet è come una corsa veloce, i cento metri, qualche volta a ostacoli. Mentre la scrittura di un romanzo è più simile a una lunga maratona. Inutile dire che l'impegno è diverso ma la ricompensa identica.

Come ti è venuto in mente Umberto? (Per chi non avesse letto il libro: Umberto è un personaggio orribile, forse matto, ma meraviglioso).

Umberto in un certo senso esiste davvero. Ha le sembianze di un tizio che ho visto due volte a Torino. Non so nulla di lui, ma appena ho incrociato il suo sguardo pieno di mistero e dolore ho capito che prima o poi sarebbe “finito” in un racconto. Che abbia preso ad abitare le pagine di un libro, poi, è una fortunata evoluzione di questo desiderio primario, ovvero di inserirlo in una storia. Hai ragione: è matto, orribile, ma meraviglioso. La sua sofferenza irretisce letteralmente Celeste (e spero un po' anche il lettore), la aggancia in una spirale di dolore sempre più irresistibile. Accadono cose tragiche. Ma al tempo stesso disarmanti, per la loro purezza e innocenza. Un'innocenza innominabile e dolente, che è quella delle vittime assolute, che diventano carnefici loro malgrado.

E invece la storia? Come l’hai pensata e come ti sei organizzata per scriverla?

La storia mi si è presentata alla mente, quasi senza preavviso. Quando sentivo gli scrittori raccontare di fantomatiche “visioni” che apparivano ai loro occhi, come per magia, non volevo crederci. Temevo fosse un vezzo da artisti. Invece poi è accaduto a me, ed è proprio vero. Certe trame, come certi personaggi, semplicemente si impongono tra i pensieri e chiedono più o meno insistentemente di essere trasposti sulla carta. Nello specifico, questa trama l'ho pensata durante le mie corse nel parco torinese della Pellerina. Passavo sempre davanti a un laghetto artificiale e “sapevo”, sentivo che da quegli abissi doveva risalire una storia da raccontare. Mi sono messa al pc e in breve tempo il plot era pronto. Ho lavorato per alcune settimane, tre/quattro, alla struttura fondante. Poi la scrittura vera e propria ha richiesto quasi due anni. Il difficile è arrivato infatti alle successive stesure, quando si è trattato di trovare una coerenza.

Dopo invece, una volta scritto il romanzo, come l’hai proposto, come è stato il periodo in cui cercavi la pubblicazione del libro, fino all’incontro con Liber Aria, il tuo editore?

Il percorso è stato lungo e tortuoso. Lo dico per incoraggiare gli autori in cerca di editore. Come molti, ho incontrato moltissimi rifiuti. Lo dico serenamente, perché è normale. Mi era accaduto in particolare con un romanzo precedente, che non ha mai visto la luce. Questo, che all'inizio aveva un altro titolo, è stato più fortunato: ha trovato una casa editrice giovane e seria come LiberAria pronta a prendersene cura. Non è facile, ma qualche volta succede.

E l’ultima cosa, come è stato il lavoro di editing? Qual è stata la collaborazione con Alessandra Minervini (l’editor che si è occupata del romanzo), come avete lavorato, concretamente?

L'editing ha richiesto un lavoro articolato e meticoloso. Alessandra Minervini è una professionista eccezionale. Abbiamo ragionato moltissimo, con scambi di mail e telefonate: viviamo in città diverse, perciò gli incontri di persona erano ridotti all'osso. Questo ha reso però più intenso il percorso, e più complesso. Concretamente, Alessandra approntava le sue correzioni e i suoi commenti, poi me li spediva. Mi lasciava il tempo necessario per rifletterci, e poi ci lavoravo. Rispedivo il file, e ricominciava la stesura successiva. Siamo arrivate a dodici revisioni, escluse le bozze, su cui ha lavorato invece la bravissima Lidia D'Angelo. Ma il rapporto non si è limitato a questo. Ci sono stati confronti frequenti su molti altri aspetti, con consigli di letture e scambi di opinioni che per me hanno rappresentato una ricchezza notevole. Questa collaborazione mi ha aiutata molto a crescere, a imparare il duro lavoro della scrittura professionale. L'istinto puro va bene, ma il mestiere di scrivere, come tutti i mestieri, prevede una concentrazione infinita.



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