4 luglio 2013

Chi me lo fa fare, di scrivere?

                                                                     Aristide Maillol, Jeune fille de profil 

Giorni di luna, poca voglia di fare, nessuna di parlare, l’unica cosa starei lunga a leggere. Ragioni nessuna, la luna. 
Quando arriva questo stato, ciclicamente, cerco delle ragioni. Una volta era perché non andavo mai in vacanza, un’altra perché il fidanzato era venuto a noia, un’altra perché volevo stare da una parte e invece ero da un’altra. 
Da qualche tempo ora quando mi prende questa luna dico colpa della scrittura. 
Non riesco a scrivere e patisco, mi dico.
Cosa voglia dire, non riesco, poi non è chiaro. Probabilmente che non ho voglia, ma mi spiace, siccome ci sono stati degli anni che lo facevo con costanza e mi piaceva. 
Andavo anche a correre in quel periodo. Andavo a correre e poi tornavo a casa a scrivere, il lavoro era di pomeriggio, in un call center.
Quando avevo la luna, in quel periodo, dicevo è per colpa del lavoro, che non mi piace.
Poi ho cambiato il lavoro. Quando tornavo a casa non andavo più a correre e non scrivevo. 
Quando veniva la luna, lì mi dicevo è ancora colpa del lavoro che forse mi piace ancora meno del call, e del viaggio in macchina, cento chilometri andare, cento tornare. 
E colpa che non scrivo.
Da allora poi non è che abbia più scritto granché, non qualcosa di finito fino alla fine, un romanzo interrotto a metà. E non ho neppure corso. 
Solo che nella mia mente, pensavo, è rimasta di me l’idea di qualcuno che scrive e che corre. Come se fossero due cose che si fanno anche quando in realtà non si stanno facendo.
Dai sei ai quindici anni ho pattinato, pattinaggio artistico, facevo parte di una squadra, facevamo gare eccetera. A quindici ho cambiato città, società, scuola, e poi insomma ho smesso. Ma fino a vent’anni ho continuato a dire che pattinavo.
Dai quindici ai diciotto ho suonato la batteria, fino a trent’anni ho continuato a dire che suonavo la batteria.
Come se anche senza farlo, dopo averlo fatto per del tempo con una certa costanza, si continuasse, anche senza farlo. Una specie di rincorsa passiva.
E così in questi giorni ho la luna. È perché non scrivo, mi dico. 
Ma poi ieri sera ho pensato, ma chi me lo fa fare, di scrivere? 
Se adesso dico, da piccola pattinavo, non posso cominciare a dire, qualche anno fa scrivevo?

Eppure quando ho pensato così ho aperto il computer e ho cominciato a scrivere.

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