25 giugno 2013

Il bugiardino di Elena Varvello


Il disegno è di Nicoletta Calvagna

Ho conosciuto Elena nel 2001 durante un corso serale alla Scuola Holden, lei era l'insegnante. 
Mi ha fatto capire e vedere delle cose, nel mio modo di scrivere, che non sapevo. Allora non gliel'avevo detto, perché in quel periodo ero riservata, ma è stato importante incontrarla.
Poi ho letto i suoi libri, L'economia delle cose (Fandango, 2007) e La luce perfetta del giorno (Fandango, 2011), e ho capito perché è stato un incontro prezioso.

- Come organizzi il tuo tempo per la scrittura? Praticamente, concretamente. Come gestisci la scrittura, il tuo lavoro di insegnante alla Scuola Holden e tutto il resto. Ti dai degli orari, delle scadenze o scrivi quando ha voglia, quando ti viene?
C’è una frase di Karen Blixen che mi piace moltissimo: “Scrivo ogni giorno, senza speranza e senza disperazione”. Diciamo che me ne sono impossessata, anche se sulla disperazione dovrei ancora lavorare un po’, in effetti. Però è così: scrivo tutte le mattine dopo una lunga passeggiata, quando non sono in aula con i miei studenti e comunque prima che i miei due figli tornino da scuola, dato che poi sarebbe (quasi) impossibile. Lo faccio da parecchi anni, ormai. Una certa ritualità e orari precisi ma nessuna scadenza, a meno che non mi venga imposta (quando lavoro per una rivista, ad esempio). In realtà, sono molto, molto lenta, due pagine al giorno, non di più di solito, quindi scrivere un libro mi richiede non meno di due o tre anni. Vorrei poterlo fare più rapidamente, ma la scrittura, per quanto mi riguarda, è un lungo e tortuoso cammino, e credo proprio di essermi quasi rassegnata, a questo punto.

- Nelle tue storie spesso le protagoniste sono donne, i racconti per  non sono “femminili”. Come riesci a equilibrare la tua forte sensibilità femminile, insieme all’essere scrittore, nel senso neutro del termine? (Non sono sicura di essermi spiegata).
Non lo so. Penso che tutto dipenda dal guardare i propri personaggi, che siano donne o uomini, con uguale compassione e precisione. Da questo punto di vista, la scrittura è sempre “neutra”. Poi, certo, ciascuno di noi ha il proprio sguardo, la propria visione del mondo, e io sono una donna, una scrittrice. Ma la compassione e l’amore e l’interesse per i personaggi vengono prima di qualunque differenza di genere. Forse sarebbe più interessante parlare di “sensibilità narrativa”.

- Qual è la fase che ti piace di più della scrittura?
Direi che amo soprattutto la fase della riscrittura, perché mi permette di andare più in profondità, per quanto posso, dopo aver superato il lungo, faticoso e molto spesso frustrante processo dell’architettare e strutturare il più possibile una storia. In un certo senso, la riscrittura mi concede una maggiore libertà, e con riscrittura intendo anche il rivedere ciò a cui ho lavorato il giorno prima. Mi piace molto “sistemare le cose che non vanno”, lo trovo rassicurante.   

- E al contrario, qual è il momento più difficile per te, e come lo affronti?
Senza dubbio, il momento più difficile è quello che precede la scrittura, quando cerco di immaginare una nuova storia e spesso mi accorgo di girare a vuoto e di non riuscire ad afferrarla. Può durare mesi, ed è un periodo terribilmente complicato. Come inseguire una specie di miraggio in cui hai creduto sul serio. Ci vuole tempo prima che qualcosa prenda forma.

- Durante la scrittura di un romanzo hai l’abitudine di parlarne con qualcuno, di domandare idee, pareri e consigli o preferisci non condividerlo fino a quando sarà terminato?
Tendo a non condividere ciò che sto scrivendo, se non con un paio di persone che mi vogliono bene e che sono dotate di enorme pazienza. Non uso scalette e non organizzo tutto meticolosamente, quindi le mie storie possono cambiare direzione in qualunque momento, e riservarmi un mucchio di sorprese. Ho imparato che è meglio, almeno per me, non far leggere cose che potrebbero cambiare il giorno dopo. Ed è meglio anche per gli altri, credo. Con questo non intendo dire che la scrittura sia un lavoro completamente solitario, ma che fino a un certo punto è meglio che lo sia. Si tratta di proteggere una creatura ancora fragile, in fondo. Però qualche domanda è possibile che scappi: “Cosa penseresti se un certo personaggio facesse questo oppure quest’altro?”, “Secondo te è possibile che… ?”. Cose così.   

- Che cosa è cambiato nel tuo modo di affrontare la scrittura nel tempo. Quali le differenze nell’approccio di scrittura tra L’economia delle cose e La luce perfetta del giorno?
Sono diventata più consapevole, mi sa. Non che questo sia necessariamente un vantaggio, dato che si diventa più consapevoli dei propri limiti oltre che delle proprie capacità, e la faccenda può farsi addirittura più complicata, a volte. Ma di certo sono più disponibile ad accettare le difficoltà, i passi falsi, i momenti frustranti. Affronto i problemi con più calma, perché posso confidare nel fatto che in qualche modo sarò in grado di superarli, quando arriverà il momento (tenendo le dita incrociate). Come dicevo, senza speranza e senza disperazione. Una corazza un po’ più dura, giorno dopo giorno.

- Oltre a scrivere ti occupi anche di insegnamento. Qual è la debolezza più comune nei testi di chi comincia a scrivere?

La debolezza più comune? Ce ne sono parecchie. Un certo narcisismo (ogni parola che scrivo è meravigliosa per il semplice fatto che l’ho scritta io). Una certa fragilità (oddio, non ti piace quel che ho scritto? Allora è meglio che lasci perdere del tutto e mi dedichi ad altro). Una certa mancanza di determinazione (devo riscrivere daccapo? No, per carità, non ne ho la forza). E parecchie velleità, prima di scoprire cosa davvero si vuole raccontare, il fatto cioè di intendere la scrittura più come un gesto stilistico – o un’esibizione di talento – che come un modo per comprendere il mondo e le persone e come gli esseri umani si comportano, in determinate situazioni, quello che Alice Munro chiama “scrivere di dove si è nella vita”. Ma mi pare che sia tutto fisiologico. Ci vuole tempo, tutto qui.   

Questi i libri di Elena Varvello

http://www.fandango.it/scheda.php/it/la-luce-perfetta-del-giorno/512
http://www.fandango.it/scheda.php/it/l-economia-delle-cose/370

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