23 maggio 2013

Il bugiardino di Sarah Spianazzola

Disegno di Nicoletta Calvagna
Questo è il bugiardino di Sarah Spinazzola. 

Con Sarah ci siamo conosciute qualche anno fa a Reggio Emilia. Insieme abbiamo fatto dei viaggi in treno, bevuto lambrusco, paralto dei lavori che non riuscivamo a trovare e dei libri che volevamo scrivere. Adesso l'anno scorso ha pubblicato Il mio regalo sei tu, per Marcos y Marcos.
E in questo bugiardino racconta un po' come ha fatto.


- Prima di scrivere Il mio regalo sei tu hai scritto molti racconti oppure ha cominciato direttamente con il romanzo?
Prima di arrivare a mettere insieme Il mio regalo sei tu ho scritto diverse cose, che non chiamavo racconti, ma inizi di qualcosa. Quando mi sono fermata e ho visto quanto materiale avevo raccolto, ho iniziato a metterlo insieme, e così è nata la prima versione del romanzo.

- Secondo te la forma breve è più semplice da gestire oppure ti trovi più a tuo agio con il romanzo?
Quando mi sono ritrovata a scrivere Il mio regalo sei tu, sono partita da cose piccole, frasi, intuizioni, scene di qualche pagina. E avevo come dei bagliori sulla trama, e la struttura. Scrivevo delle cose brevi sapendo che prima o poi se avessi avuto pazienza sarebbe diventate qualcos'altro.

- Il tuo romanzo è nato da un'idea piccola e poi si è allargata, oppure avevi già in mente tutta la storia? Come è andata? 
(Bè un po' ha già risposto prima, ma le domande gliele ho mandate via mail, non sapevo...)
Ci ho messo diverso tempo a capire quale era l’idea del romanzo. In sé era abbastanza semplice, la storia di una ragazza che va a conoscere suo padre. L’avevo in testa ma non sapevo come tirarla fuori. Poi un giorno mentre lavavo i piatti del pranzo mi è venuto in mente l’incipit, (La prima volta che ho visto mio padre è stato in televisione), e da lì ho iniziato a mettere insieme i pezzi.

- Che cosa è stato più difficile da gestire a partire dall'idea fino alla pubblicazione? Quale fase, quale momento?
Il momento più difficile è stato ad agosto 2012. Due mesi prima l’uscita del libro. Avevo in mano le bozze semi definitive e tutto il mese d’agosto per finire di rivedere il romanzo. Dovevo ancora riscrivere alcune parti, ed eliminare delle altre. Non ero andata in vacanza, ero rimasta a Milano, con un caldo pesante e giornate lunghe quasi tutte uguali, correre un po’ al mattino, doccia, mangiare, scrivere, stampare i fogli, rileggere, correggere moltiplicato per quattro settimane.

- Quale la parte più divertente, più bella, invece?
Alla fine di agosto, l’ultima volta che ho riletto il testo e dentro di me iniziavo a dire, ciao libro mio bello tra poco abbiamo finito.

- Carver dice "I trucchi non li sopporto. Quando leggo narrativa, al primo segno di trucco o di trovata, non importa se da quattro soldi o elaborata, mi viene istinto cercare riparo". 
A me, quello che piace della tua scrittura, è che sembra non usi mai trucchi. Che cosa sono i trucchi secondo te?
Non so dire esattamente cosa siano i trucchi. Ricordo un giorno che una persona disse che in letteratura vale tutto. E che si può scrivere di tutto e in qualunque modo. Mi aveva molto impressionato quel pensiero. Un’altra cosa invece forse è l’onesta con cui ci si rivolge al lettore, l’essere autentici, che è una cosa che mi interessa molto e la cerco sempre dappertutto.


Il suo libro, ecco.  http://www.marcosymarcos.com/Il_mio_regalo/sei_tu.html

3 commenti:

Alice ha detto...

Bella intervista, ma anche il libro l'ho apprezzato molto (ne ho scritto una recensione qui. Dei trucchi proprio non se ne sente la mancanza e Sarah è riuscita nel suo intento, perché l'onestà c'è tutta.

Trilly ha detto...

Io non ho letto il libro ma conosco bene la sensazione di aver scritto cose apparentemente slegate tra loro ma che, prima o poi, prenderanno una forma comune.
Ombretta

Gessica Franco Carlevero ha detto...

E' qualcosa di bello. Herta Muller ha scritto più di un libro in questo modo. Scriveva dei pezzettini e poi li attaccava insieme con il nastro adesivo...