13 maggio 2013

Il bugiardino di Giovanni Previdi


Disegno di Nicoletta Calvagna


Il primo bugiardino è quello di Giovanni Previdi. Giovanni scrive dei versi come questi

"… una tua tettina, da tenere in tasca,
per farle ciao,
mentre cerco il fazzoletto".

Questa è una traduzione. L'originale è in dialetto (quello parlato sul Po al confine tra Mantova e Modena). 


- Come ti viene in mente una poesia? Vedi qualcosa, ti ricordi di un momento, oppure ti siedi e viene fuori da sola?
Una poesia in dialetto ti viene a cercare lei e solitamente fa un’improvvisata, come un amico che suona il campanello: tu ti affacci, o rispondi al citofono (che sei ancora in pigiama), e pensi: chi sarà a quest’ora? È un tipo di scrittura senza progetto e bisogna essere fortunati perché se sei sceso a comprare il pane, per esempio, quella poesia va via e non tornerà mai più.
Quando apri la porta alla poesia, lei si manifesta sotto forma di un’immagine, di un odore o di un suono ma molto dettagliato e se sei bravo la imprigioni subito su un foglietto. In questa fase quindi c’è un po’ di ansia perché hai paura che la poesia ti scappi. Poi, a bocce ferme, se sei riuscito a fermarla, la scrivi per bene ma è come se la ricopiassi perché ce l’hai già tutta in testa, come un flash che rimane impresso negli occhi anche dopo che si è spento. La traduzione in italiano invece è una faccenda molto più rilassata, e serve, almeno per me, un’aderenza totale alla struttura, ai suoni, alle parole del dialetto. A volte salta fuori un italiano che è come una torta bruttina ma buonissima quando l’assaggi.
- Le poesie prima di tutto le scrivi in dialetto. Ma scrivere il dialetto è diverso che parlarlo, l'hai studiato come a scuola l'inglese?
È verissimo, il dialetto è come una lingua straniera ma ci sono due differenze principali: la prima è che il dialetto non s’impara a scuola ma solo ascoltandolo da chi lo parla e poi parlandolo. La seconda è che in una lingua come l’italiano, l’inglese o il francese quando parli può esserci qualcuno che ti corregge se sbagli, ad esempio, il congiuntivo: in dialetto no, non ti corregge mai nessuno proprio perché non esiste la grammatica ma… tutti la sanno perfettamente.
- Secondo te, per cominciare a scrivere le poesie, bisogna studiare la metrica?
No.
- Scrivi le tue poesie sulla carta o direttamente sul computer? Cambia qualcosa in un modo o nell'altro?
Allora, quando la poesia arriva serve un foglietto perché non c’è tempo di accendere il computer (bisogna sempre avere dei foglietti in tasca e una penna), poi la trascrizione e la traduzione al computer.
- Dopo aver scritto una poesia hai bisogno del riscontro di qualcuno o non ti interessa? E se ne hai bisogno, gliela leggi tu o gliela fai leggere in silenzio?
Con questa raccolta di poesie è andata così: ogni volta che ne scrivevo una, la mandavo a Ermanno Cavazzoni (solo a lui) via email e lui mi rispondeva. Il riscontro è fondamentale per andare avanti.
- Quando hai scritto le poesie singolarmente avevi già l'idea di raccoglierle in una raccolta? Hai seguito un filo oppure ogni pezzo è venuto fuori per conto suo?
L’idea di un filo da seguire non c’è mai stata. Per la raccolta, invece, prima no e poi, quando le poesie hanno cominciato ad essere un certo numero, sì.
-Poi alla fine come hai organizzato la raccolta? Come si fa a montare le poesie una dopo l'altra, quale criterio hai usato?
Nella fase del montaggio ho provato a mettermi dalla parte del lettore. Mi sono detto: quale vorrei leggere per prima? Poi, quelle brevi alternate a quelle lunghe o prima le brevi e poi le lunghe? Penso di essermi fatto domande molto pratiche come queste. Allora le ho stampate tutte, le ho sparpagliate sul tavolo e pian piano le ho pescate un po’ secondo il mio gusto e un po’, devo dire, a caso. L’unica cosa di cui eravamo certi, parlando con Ermanno Cavazzoni e Jean Talon, era la struttura sequenziale e generale del libro, suddivisa in quattro parti: una mia nota sulla scrittura in dialetto e la traduzione; le poesie in italiano (perché Due fettine di salame, poesie è un libro in italiano!;, una breve nota sulla grafia del dialetto e, alla fine, le poesie in dialetto. Per chi le legge (senza conoscere il mio dialetto, cioè quasi tutti) ciò che conta è l’esecuzione (poesie in italiano) più che lo spartito (poesie in dialetto).   
Le sue poesie sono raccolte nel libro Due fettine di salame, poesie edizione Quodlibet, Compagnia Extra. http://www.quodlibet.it/schedap.php?id=2092#.UZEIcCtGzTU




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