12 maggio 2013

Esercizio: Qualcosa che pensavo cambiato, e invece è sempre uguale

Illustrazione di Marie-Eve Tremblay

Di recente ho fatto spese d'abbigliamento, due paia di pantaloni e una gonna. Constatavo, con meraviglia, di portare tre taglie di meno rispetto ai precedenti acquisti. Diciamo un anno e mezzo, due fa. Allora ho cominciato a usare con una specie di compiacimento solamente i nuovi acquisti.
Passando davanti la vetrina della farmacia mi guardavo e effettivamente constatavo una figura diversa dal solito. Da lì ho cominciato a fare caso mentre prendevo il bagno, oppure alla spiaggia. Eppure in quelle circostanze non riscontravo cambiamento alcuno. Un complotto dei magazzini per compiacere le femmine, pensavo.
Poi una sera, dopo che O. ha preso sonno e erano le nove e un quarto, sono scesa a prendere la pizza crémière da Gegè, il furgone con dentro il forno a legna, all'angolo davanti la farmacia. Portavo dei jeans che ho sempre portato con soddisfazione, comprati diciamo quattro o cinque anni prima, con un buco sul ginocchio. Di ritorno, la pizza nelle mani, ho guardato la mia forma riflessa nella vetrina e ho capito che non si tratta di complotti. Più semplicemente,  quattro o cinque anni fa i pantaloni li portavo a quella maniera, larghi e pendenti. Di almeno due, tre taglie superiori alla mia.

Così ho pensato che potrebbe cominciare in questo modo un racconto:
Qualcosa che pensavo cambiato, e invece è sempre uguale.

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