20 aprile 2013

Con matita rossa e blu


Dopo la morte della sua istitutrice francese, a quattordici anni, Irène Némirovsky cominciò a scrivere. Si sistemava su un divano, un quaderno sulle ginocchia. Aveva elaborato una tecnica che si ispirava a quella di Ivan Turgenev. Quando incominciava un romanzo, scriveva non solo la storia, ma anche tutte le riflessioni che il romanzo le ispirava, senza soppressioni o tagli. Inoltre conosceva in modo preciso ogni personaggio, anche i più secondari. Riempiva dei quaderni interi con le loro fisionomie, il loro carattere, la loro educazione, la loro infanzia, le tappe della loro vita. Quando tutti i personaggi raggiungevano questo grado di precisione, sottolineava con due matite, una rossa e una blu, gli aspetti essenziali da conservare; a volte appena qualche riga. Poi passava rapidamente alla composizione del romanzo, lo sistemava, e alla fine scriveva la versione definitiva.

(Dall'introduzione di Myriam Anissimov a Suite française di Irène Némirovsky, Paris, Edition Denoel, 2004)

2 commenti:

Simona ha detto...

è una delle mie scrittrici predilette...

Gessica Franco Carlevero ha detto...

Io avevo un pregiudizio anti donnismo. E invece mi sono ricreduta. Piace anche a me, parecchio.