19 febbraio 2013

Come si prepara il kuzuyu

A ogni modo, dal momento che non riesco a dipingere, decido di provare a scrivere una poesia e, con la matita premuta sull'album, mi dondolo un po', avanti e indietro. Per un certo tempo tento d'indurre la punta della matita a muoversi, ma non ci riesco affatto. E' come quando si ha sulla punta della lingua il nome di un amico ma non è possibile ricordarlo esattamente. Ci si rassegna e allora il nome che stava per uscire viene rinchiuso di nuovo nei meandri della memoria.
Quando si prepara il kuzuyu *, in principio è fluido e non offre alcuna resistenza alle bacchette che lo mescolano. Ma con un po' di pazienza diventa finalmente colloso e la mano che mescola incomincia a sembrare pesante per la fatica. Se incuranti di ciò si continua a impastarlo con le bacchette, giunge il momento in cui è ormai così denso che non si riesce a mescolarlo. Alla fine si attacca spontaneamente, senza alcuno sforzo da parte nostra, alle bacchette. E' l'identico processo con cui si compone una poesia.

*Il kuzuyu è una specie di budino ottenuto bollendo in acqua zuccherata della fecola di arundinacea.

(Sōseki Natsume, Guanciale d'erba, Vicenza, Neri Pozza Editore, 2005)

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