27 dicembre 2012

Motivazioni



A pre­scin­dere dalla neces­sità di sbar­care il luna­rio, penso che quat­tro siano le grandi moti­va­zioni che indu­cono a scri­vere, o per­lo­meno a scri­vere in prosa. Sono pre­senti in grado diverso nei sin­goli autori, ma anche in uno stesso scrit­tore le pro­por­zioni varie­ranno di volta in volta secondo l’atmosfera in cui egli si trova a vivere. Eccole:
1. Puro e sem­plice egoi­smo. Desi­de­rio di appa­rire intel­li­genti, far par­lare di noi, essere ricor­dati dopo la morte, riva­lerci sugli adulti che ci hanno mor­ti­fi­cato durante l’infanzia ecce­tera. E’ ipo­crita fin­gere che que­sta non sia una moti­va­zione, e anche forte. Gli scrit­tori con­di­vi­dono quest’impulso con gli scien­ziati, gli arti­sti, i poli­tici, gli avvo­cati, i mili­tari, gli uomini d’affari di suc­cesso: in breve, con tutti coloro che occu­pano le posi­zioni più ele­vate. Gli esseri umani non sono, nella loro gran mag­gio­ranza, così for­te­mente egoi­sti. Pres­sap­poco all’età di trent’anni abban­do­nano le ambi­zioni per­so­nali –in molti casi abban­do­nano addi­rit­tura il senso di pos­se­dere un’esistenza indi­vi­duale– e vivono prin­ci­pal­mente per gli altri, oppure sono sem­pli­ce­mente schiac­ciati dalla dura rou­tine del lavoro quo­ti­diano. Ma esi­ste anche una mino­ranza di per­sone dotate, capar­bie e ben decise a vivere la pro­pria vita fino in fondo: gli scrit­tori appar­ten­gono a que­sta cate­go­ria. Gli scrit­tori seri, direi, sono nel com­plesso più vani­tosi ed ego­cen­trici dei gior­na­li­sti, anche se meno veniali di que­sti ultimi.
2. Entu­sia­smo este­tico. La per­ce­zione della bel­lezza del mondo esterno, o anche delle parole e della loro giu­sta dispo­si­zione. Il pia­cere che si trae dall’impatto tra suoni diversi, dalla soli­dità di una buona prosa o dal ritmo di una buona sto­ria. Il desi­de­rio di con­di­vi­dere un’esperienza avver­tita come ine­sti­ma­bile e imper­di­bile. La moti­va­zione este­tica è piut­to­sto debole in molti scrit­tori, ma per­sino il libel­li­sta e il com­pi­la­tore di manuali hanno cer­ta­mente dei ter­mini e delle espres­sioni che pre­di­li­gono per motivi non uti­li­ta­ri­stici; o magari pro­vano un gusto par­ti­co­lare per qual­che aspetto tipo­gra­fico, per la lar­ghezza dei mar­gini ecce­tera. Al di sopra del livello dell’orario dei treni, nes­sun libro pre­scinde com­ple­ta­mente da con­si­de­ra­zioni estetiche.
3. Impulso sto­rico. Il desi­de­rio di vedere le cose come sono, di sco­prire la verità dei fatti e tenerla in serbo per la posterità.
4. Intento poli­tico (usando la parola “poli­tico” nel senso più ampio pos­si­bile). Il desi­de­rio di spin­gere il mondo in una deter­mi­nata dire­zione, di cam­biare le opi­nioni degli altri su quale sia il tipo di società per cui valga la pena di lot­tare. Ancora una volta, non esi­ste un libro auten­ti­ca­mente immune da pre­giu­dizi poli­tici. La posi­zione secondo cui l’arte non dovrebbe aver niente a che fare con la poli­tica è già una posi­zione politica.

(George Orwell, Romanzi e saggi, Milano, Mondadori, Meridiani, 1999)

Nessun commento: