1 dicembre 2012

Contentezza



Ha ragione Manganelli. In questi nostri lavori di scrivere e di pensare bisogna prima di tutto liberarsi dalle sovrastrutture, cioè dalle tendenze a farli passare per accettabili da tutti. I nostri sono lavori che hanno a che fare con gli stati del corpo, con le voglie più indecorose, e con i voli di testa più pazzoidi. La loro pulizia sta nel sottrarsi alle trappole della comunicazione di massa, dove bisogna sempre fingere di aderire al consenso sociale. Scrivere, raccontare, tradurre trovano il loro stato di grazia nella asocialità e nella contentezza di non dover rendere conto alla dittatura della maggioranza. Perché sono attività che senza contentezza non hanno senso.

(Gianni Celati, Conversazioni del vento volatore, Macerata, Quodlibet Compagnia Extra, 2011)

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