24 novembre 2012

Guastafeste di un vigile

A proposito di finale. Hamsun in Fame scrive di "dover effettuare un impercettibile passaggio a qualche cosa di nuovo" per avviarsi alla chiusa del suo scritto. E lo dice talmente bene. Solo che poi succede che arriva un vigile e tutto va a ramengo.
Ecco come dice di apprestarsi a scrivere un finale.

"Il mio umore era davvero raggiante, mi sentivo sano e pronto a tutto. Se avessi avuto soltanto una candela forse avrei potuto terminare il mio articolo. Camminavo e facevo dondolare la mia nuova chiave di casa nella mano, canterellavo, zufolavo e escogitavo un espediente per la candela. Non c'era altra soluzione, dovevo portare da basso l'occorrente per scrivere, fuori sulla via, sotto il lampione. E aprii la porta e salii in cerca delle mie carte.
Quando ridiscesi chiusi la porta a chiave dal di fuori e mi misi sotto la luce del fanale. Silenzio dappertutto, udivo soltanto i pesanti, scricchiolanti passi di un vigile giù nella via vicina, e lontano lontano, in direzione di St. Hanshaug un cane che abbaiava. Nulla mi disturbava, mi alzai il bavero della giacca sulle orecchie e mi misi a pensare con tutte le forze. Sarebbe stata una cosa magnifica se avessi avuto la fortuna di trovare la chiusa per quella mia piccola trattazione. Mi trovavo quasi a un punto morto, bisognava effettuare un impercettibile passaggio a qualche cosa di nuovo, quindi un finale temperato, scorrevole, un lungo mormorio che infine doveva terminare con una chiusa brusca, così travolgente; come un colpo di pistola o come il fragore d'un monte che si spacca. Punto.
Ma le parole non mi venivano. Rilessi da capo tutto il brano, lessi ad alta voce ogni periodo, ma non riuscivo a raccogliere i miei pensieri per quella chiusa crepitante. Mentre stavo lavorando se ne venne passeggiando per giunta il vigile e si fermò proprio in mezzo alla strada un po' lontano da me e mi guastò l'ispirazione".

(Knut Hamsun, Fame, Roma, Gherardo Casini Editore, 1953)

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