19 novembre 2012

Consigli per incominciare 2


... Quindi, riassumendo, consiglio di iniziare dalle imprecazioni, o comunque dalle interiezioni: "mamma mia!" ad esempio; sentite che vita? Poi magari uno continua, e l'interiezione (quando rilegge) la cancella; può farlo, se gli sembra inutile, però intanto il discorso si è avviato ed è già come ci fosse una certa mentalità che parla, perché nelle interiezioni c'è molta più anima, sono come l'acido deossiribonucleico che costituisce il programma genetico; le idee vengono dopo, anzi, le idee le si scopre alla fine, quando si è scritto tutto, le idee sono delle conseguenze.
Invece a scuola e in tutta la millenaria retorica, prima c'erano le idee da trovare (l'inventio), poi il piano generale dell'opera e dei discorsi (la dispositio) e poi la messa in parole (elocutio), dove cioè avendo già tutto chiaro uno iniziava a scrivere; ma il più delle volte a questo punto la voglia gli era passata, e quindi la storia della letteratura era fatta di abbandoni, tante idee ben pensate e tutte già ben ordinate, e poi l'abbandono, a uno gli prendeva lo scoramento, o l'ignavia. Consiglio quindi di prendere le norme retoriche a rovescio, e incominciare dalla fine, dall'elocutio, e all'interno dell'elocutio dalle esclamazioni; anzi l'ultima fase della retorica era l'actio, la recitazione; quando il discorso era tutto scritto uno lo doveva prendere  (lo imparava eventualmente a memoria) e poi lo recitava. Io dico che prima di tutto invece viene la recita, non nel senso che uno pronuncia parola per parola, ma nel senso che uno entra in un tono, ad esempio con dei mugugni, inarticolati, non scrivibili, ancora più arcaici delle interiezioni, oppure con dei respiri ad esempio un po' catarrosi, uno si schiarisce la voce e ha in bocca un cattivo sapore e nella trachea catarro sedimentato, dopo di che sa già se gli escono due o tre parole queste sono molto condizionate dalla situazione della bocca, del naso, della gola, delle orecchie, che se per caso uno è anche un po' sordo per via del catarro che gli è salito alla tromba di Eustachio, come gli ha detto l'otorinolaringoiatra, allora non avrà quella lucidità illuministica, quella elocuzione di prima categoria che raccomandano a scuola.


(Ermanno Cavazzoni, Il limbo delle fantasticazioni, Macerata, Quodlibet Compagnia Extra 2009)

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