22 novembre 2012

Céline e lo sgobbo

Ci sono giornate in cui si sgobba troppo. 
Questo pomeriggio alle due ero in affanno per una serie di faccende che ancora dovevo sbrigare. E intanto pensavo ecco di nuovo un altro giorno senza il tempo di scrivere una riga sulla storia di quel signore Giacomo Scaglia.
Poi un amico ha telefonato a casa e ha raccontato a S. che con un pennellino avrebbe dovuto coprire dei piccoli buchi sopra un muro. Questi piccoli buchi sul muro sono stimati ventimila. Alle due ne aveva coperti mille. 
Poi non c'entra in modo diretto, però mi è venuta in mente una cosa che aveva raccontato L. F. Céline.


Nel 1937 Louis Gerin aveva pubblicato un'inchiesta sulle "Nouvelles Littéraires".
Alla domanda: Dove scrivete? L. F. Céline aveva risposto così.

Non trovo niente di veramente importante da segnalare sul mio modo di scrivere. Scrivo come posso, quando posso, dove posso. E' dall'età di dodici anni (salvo i quattro della guerra) che mi guadagno ininterrottamente da vivere, e ho sempre dovuto rubare ore a quelli che mi davano lavoro, rubare tempo ai mestieri che mi davano il pane, pur di realizzare i miei piccoli progetti personali. Scrivo in fretta e furia come sono sempre vissuto, in fretta e furia. Li  ho fatti così gli studi, sempre strappando ore ai miei giri quotidiani; ho steso così i miei grossi libri, donde senza dubbio il loro tono trafelato, ansante che mi rimproverano, che credono costruito. Ma è così che parlo, puro e semplice. Non faccio dello "stile".
E tuttavia.... E' il mio al pelo. Perché bisogna che mi precipiti da un capo all'altro di Parigi, che dia retta ai malati, compiaccia i miei farmacisti (per i quali stendo delle brevi istruzioni). Ma fra un taxi e un autobus, continuo a pensare alle mie piccole storie. Non sopporto il rumore, ma il rumore riesce sempre a beccarmi.
Tutto qua all'incirca quello che potrei contarle. Niente di palpitante. Dubito che queste confidenze possano appassionare i suoi lettori.

(Céline e l'attualità letteraria. Testi riuniti da Jean-Pierre Dauphin e Henri Godard, Milano, SE 2001)

1 commento:

Elena Storia ha detto...

Lo trovo molto bello questo testo, forse perchè un po' mi ci ritrovo.. "Ma fra un taxi e un autobus, continuo a pensare alle mie piccole storie. Non sopporto il rumore, ma il rumore riesce sempre a beccarmi."