26 luglio 2017

Vacanze


Se le vacanze sono:
una specie di asilo nido in casa, gioco di macchinine quindici ore al giorno, lavoro arretrato che si accumula, un racconto da finire, sei ore di sonno a notte, pastasciutta a pranzo e cena,
allora sono in vacanza.

25 luglio 2017

La scrittura, una questione di salute. Daniel Pennac




La necessità di scrivere è presente in me come un appetito biologico, una fame da saziare, ma anche come un tentativo di liberarmi di me stesso, giacché la scrittura è sempre il tentativo di trasformare la propria soggettività in oggettività. Di conseguenza, quando mi chiedono perché scrivo, di solito rispondo che è una questione di salute, mia e del lettore. 
La scrittura mi fa bene: quando scrivo sfuggo all’angoscia. 

(Daniel Pennac, L’amico scrittore: Conversazione con Fabio Gambaro, Milano, Feltrinelli, 2015)

21 luglio 2017

Bipolarismo di chi scrive


Ci sono momenti, più o meno lunghi, in cui penso che non scriverò più.
Lo scrittoio è invaso di carte e questioni da sbrigare, poi La Bibliothèque italienne, il lavoro al liceo, i Cantieri di scrittura, O. di cinque anni e I. di nove mesi. Le unghie da tagliare, il bucato steso da ritirare da giorni, nell'armadio ancora i maglioni di lana e i costumi in uno scatolone, l'elettricista da sentire per l'impianto nella Casa della scrittura. 
Come si fa a pensare di scrivere.
Poi una telefonata con Mari Accardi, esce il numero 3 di Carie su cui c'è un mio testo di dodici anni prima, leggo un racconto di Lucia Berlin e mi sembra non ci sia nient'altro da fare che sedersi a scrivere.

19 luglio 2017

La scrittura è l'ignoto. Marguerite Duras

Marguerite Duras 

La scrittura è l'ignoto. Prima di scrivere non si sa niente di cosa si sta per scrivere. Lucidamente. È l'ignoto di sé, della propria testa, del proprio corpo. Non è nemmeno una riflessione, scrivere, è una sorta di facoltà che si ha di fianco, parallela, un'altra persona che appare e avanza, invisibile, dotata di pensiero, collera, e che qualche volta, per sua natura, rischia di perdere la vita. 

Se si sapesse qualcosa di quello che si sta per scrivere, prima di farlo, non si scriverebbe mai. Non varrebbe la pena. 

Scrivere è tentare di sapere quello che si scriverà, se si scriverà - non lo si sa che dopo - prima, è la domanda più pericolosa che ci si possa porre. Ma la più comune anche. 

Lo scritto arriva come il vento, è nudo, è inchiostro, è lo scritto, succede come nient'altro nella vita, nient'altro, a parte la vita.

(Marguerite Duras, Écrire, Paris, Gallimard, 1993)

18 luglio 2017

La lingua corretta è la lingua “che si capisce”

Luca Sofri

La lingua corretta è la lingua “che si capisce”, ovvero che è fatta di scelte che permettono di rendere ciò che si scrive più aderente possibile a ciò che si vuole comunicare. Non esistono “errori” rispetto alle regole: esistono errori solo rispetto all’obiettivo (come ho detto, molto spesso coincidono, è la ragione per cui abbiamo stabilito delle regole). Un uso sbagliato della lingua è quello che usa parole ed espressioni distanti dal significato esatto delle cose, o superflue, senza ragioni specifiche estetiche o stilistiche.

(Luca Sofri, Un'idea di scrittura, Wittgenstein, 16 luglio 2017)

L'articolo completo si può leggere qui

16 luglio 2017

La mia poetica è un po' quella dei perdenti. Veronica Tomassini

Veronica Tomassini

Cosa mi aspetto dalla scrittura? Non lo so. Non cambierò il mondo, presterò il mio sguardo a mia volta, sapendo che di solito io vedo la luce dove per molti ripara l’ombra. Così la mia poetica è un po’ quella dei perdenti, dove in realtà ho intercettato mille risorse, il miracolo dell’uomo che risorge dal suo fallimento, perché mi interessa l’uomo nel momento della sua caduta, il momento in cui lo spirito risorge appunto, e risplende in risorse inaudite.

(Veronica Tomassini, La scrittura è un destino, 10 luglio 2017, L'Estroverso)

Il pezzo integrale si può leggere qui

12 luglio 2017

Etimologia di pettirosso


O. (cinque anni da tre giorni) guarda l'immagine di un pettirosso.
O., gli dico, questo pennuto si chiama pettirosso. Secondo te come mai?
È semplice, risponde O, perché è rosso e tutto bello pettinato.