23 novembre 2017

Contrappasso


Comincio a pensare che essere un'insegnante d'italiano sia la punizione per aver passato la mia infanzia a giocare alla maestra.
Oltretutto, quando non giocavo alla maestra facevo minestre di fango e mi occupavo di Cicciobello. 
Una storia ad anello.

21 novembre 2017

Fragilità e scrittura


Voglio dare fiducia al mondo, voglio conservare la mia fragilità, perché dà la scrittura, dà gli occhi che guardano veramente.

(Nina Bouraoui, Mes mauvaises pensées, Stock, Paris, 2005)


A proposito di Nina Baraoui ho scritto qui e qui

17 novembre 2017

Indigestioni

Fotografia di Alessandro Baccara


Dai quindici ai diciotto ho letto prevalentemente scrittori latinoamericani. Dai diciotto ai ventun'anni, americani. Dopodiché scrittori slavi, per ultimi sono arrivati gli scrittori francesi e italiani.
Da qualche mese però mi capita di leggere titoli come Roland furieux, Les fiancés Le livre du Courtisan, e pensare di leggere Ariosto, Manzoni o Castiglione in francese.
Forse è il momento di passare agli svedesi.

11 novembre 2017

Se Grass e Voltaire fossero amici


La cosa positiva di avere una bambina di un anno che diverse volte al giorno si avvicina alla libreria per buttare giù cosa incontra, è che poi si rimette a posto senza badare all'ordine né al senso.
E così quando tempo dopo per esempio si va a cercare un libro di Hrabal sul secondo ripiano, insieme agli altri cechi, al posto suo ci sono invece un'antologia del racconto bulgaro, Thomas Pynchon, Peter Handke, Herta Muller e Mishima. 
E come interviste impossibili si immaginano discorsi da pianerottolo tra Gunter Grass e il suo nuovo vicino di casa Voltaire. 

6 novembre 2017

La mia scrittura è un vizio, Nina Bouraoui

Nina Bouraoui

La mia scrittura è un vizio. Sono al funerale di mia zia e so di avere un libro in testa. Ho vergogna di questo, ho vergogna di scrivere tutto, ci vedo una totale assenza di morale, una totale assenza di rispetto, poi ci vedo anche un grande amore, e scrivere diventa fissare la vita.

(Nina Bouraoui, Mes mauvaises pensées, Paris, Stock, 2005)


Qui una piccola nota su Nina Bouraoui

1 novembre 2017

Il disegno, l'arca, il tatuaggio. Breve viaggio in skateboard con il disegnatore Guido Volpi.





Qualche tempo fa su La Bibliothèque italienne è uscita una bella intervista al disegnatore Guido Volpi a cura di Valentina Maini



Eccola in italiano.




Bologna è una città di astronauti.

Lo so perché ci sono nata e ci ho passato gran parte della vita senza coglierne mai fino in fondo la consistenza. Tutte queste persone che vedevo quando ero piccola, da dove venivano, perché tornavano, erano veri, come me?
I grandi dicevano: Bologna è una città di paradossi. Era un modo per darmi ragione?
In ogni caso, nessuno mi rispondeva mai, a volte dimenticavo persino di porre le mie domande a alta voce. 
Forse l’astronauta ero io.
Senza riuscire a sciogliere i miei dubbi ho cominciato a credere che gli astronauti – tutte quelle persone che mi sembravano appartenere al cielo come alla terra e che mi ricordavano allo stesso tempo degli esploratori del mondo acquatico – fossero semplicemente artisti, tutti quegli artisti che fanno vivere questa città del centro nord Italia dall’anima calorosa e sfuggente.
Erano facili da identificare perché lasciavano le loro tracce ovunque. Sotto forma di disegni, per esempio.

Guido Volpi è uno di questi cosmonauti, almeno stando alla definizione opaca che avevo dato a questa parola da bambina.

Nato a Siena, è sbarcato in terra bolognese qualche anno fa e ci è rimasto. Come autore ha pubblicato diversi libri, tra cui Festina Lente, con Liliana Salone (Modo Infoshop), e il catalogo della sua mostra al Musée Olsommer di Veiras. Ha collaborato con Repubblica, ha realizzato il booktrailer di Mandami tanta vita di Paolo di Paolo (Feltrinelli) e ha anche illustrato le poesie di Yari Bernasconi. E poi ha costruito un’arca. Ha viaggiato. E ha disegnato una guida di Lisbona. E ha imparato a fare tatuaggi. Ma non anticipiamo troppo. 


- Ciao Guido. Come stai? 
Mi sento vecchio a 35 anni: ieri ho ripreso lo skateboard e appena ho provato a fare qualcosa di serio sono caduto male e sono tornato a casa con la coda tra le gambe.

- Vabbè, cambiamo argomento allora. Che cosa rappresenta l’ultimo disegno, schizzo, scarabocchio che hai fatto?
Sopra la scrivania ho uno schizzo per un tatuaggio, un "Tengu" ispirato all'iconografia popolare giapponese.

- Quando ero piccola - ormai si è capito – avevo parecchia fantasia. Per esempio, pensavo che le automobili che correvano per strada fossero mostri dagli occhi malvagi. Forse è per questo che uno dei tuoi primi lavori, Treni, mi ha colpito tanto. Ce ne parli un po’?

Hai compreso a pieno il senso di questo libro.
Verso il 2009 avevo stampato dei biglietti da visita quadrati 9x9 cm con queste "facce di treno", era un progetto scherzoso per far conoscere il mio sito appena fatto. Capita che uno dei librai della libreria Modo Infoshop mi dice che c'erano dei loro clienti che avevano iniziato a collezionarli e mi chiede di vedere i disegni originali. Sono tornato con i treni che avevo, ero felice, questa libreria era per me uno dei luoghi più affascinanti di Bologna: selezione di libri ricercatissimi, incontri con autori tra i più interessanti e folli, e, come casa editrice, avevano prodotto dei bellissimi libri di disegno dei giovani Dem, Blu, Ericailcane, artisti che mi piacevano molto.
Erano entusiasti dei miei originali e mi hanno chiesto di farne un libro. Così mi sono messo sotto e ho fatto una settantina di disegni, poi, giocando con i tre librai, abbiamo costruito il libro, ci siamo visti varie volte, un lavoro da "vecchia bottega".

E poi arriva l’astronauta, questo personaggio terreno e celeste, di cui non vediamo mai il volto. Com’è nato? 
L'astronauta era uno dei disegni fatti per il mio terzo libro: "Festina Lente", realizzato a quattro mani con l'artista Liliana Salone.
(Questo libro è molto importante per me, nasce da un'esigenza puramente personale, dato che con Liliana, in perfetta sintonia, volevamo disegnare l'archeologia, il viaggio, le esplorazioni, le scoperte scientifiche; gli editori, sempre Modo Infoshop, hanno poi contribuito a renderlo un libro finito, di qualità.)
Poi l'astronauta ha preso una strada a sé stante, prima come locandina per un concerto dei "Three second kiss", dopo si è trasformato in un vero e proprio personaggio per seguire il tour del 2014 di Vasco Brondi "Le luci della centrale elettrica". Per ogni data ho creato una locandina diversa dove il cosmonauta si è scontrato con la quotidianità terrestre. Ne ho disegnate una ogni due giorni per circa 4 mesi. Questo progetto si è concluso la scorsa primavera con una mostra nella galleria Squadro di Bologna. 

Cosa ne pensi delle scuole di illustrazione e delle accademie? Sono indispensabili per chi vuole vivere della sua arte o i percorsi autodidatti sono altrettanto validi e interessanti?
Non so se siano indispensabili. Avere un confronto, con dei professionisti e altre persone con interessi più o meno simili ai tuoi, non credo possa essere controproducente.
Il buono di un'accademia o di un'università è che riesci ad arricchirti molto in pochi anni, hai il tempo di leggere tutti quei libri che altrimenti non riusciresti a leggere. 
A volte mi sembra che sfugga il fatto che il disegno è narrazione: saper disegnare non vuol dire sapere fare delle belle linee, vuol dire che quelle linee, belle o brutte che siano, comunicano qualcosa; più sono consapevoli, più acquistano forza, impatto, le linee non stanno lì solo per dare equilibrio al disegno.
Ecco, non consiglieri l'accademia per imparare a disegnare nel rapporto carta-matita, dovrebbe servire a trovare più stimoli, darsi tempo per riflettere sul proprio lavoro.

Sei nato a Siena, vivi a Bologna, hai disegnato Lisbona. La Francia ti ha mai attirato? Hai mai pensato di lavorare a un progetto incentrato su una città francese?
Sarò banale: Parigi mi attrae, è anche l'unica città francese in cui sia stato più di una volta, mi vengono in mente: la zona di Belleville, Ménilmontant, "le musée d'art asiatique-Guimet", il "Quai Branly", Halle Saint Pierre, le "marche des enfants rouges" dove sono stato a mangiare, qualche locale particolarissimo in cui non saprei ritornare, i mercati delle pulci… se ci fosse l'occasione, lo farei volentieri.


Tra il 2015/2016 hai concepito, insieme a Liliana Salone, Florence Proton, Muriel Constantin Pitteloud e Sara Simili, ARKA, un’installazione artistica partecipativa realizzata a Sierre, nella Svizzera francese. Com’è nata, dove è diretta, dove naufraga, se naufraga, questa ARKA?
ARKA è nata frequentando la Svizzera francese: Liliana ha deciso di trasferirsi lì quando ormai avevamo avviato il lavoro insieme. Dopo il libro Festina Lente, quattro mostre, due in Italia, due in Svizzera, i luoghi in cui abbiamo esposto sono diventati sempre più grandi ed oltre a maree di disegni li abbiamo riempiti di installazioni, sculture di vario genere, finti ritrovamenti archeologici, altari pagani: l'esposizione era diventata un percorso, un ambiente; così la volta successiva, abbiamo deciso di costruire un'imbarcazione vera e propria: dieci metri di lunghezza per quattro di altezza, al suo interno tante piccole cellette ad alveare per contenere degli oggetti di una civiltà scomparsa, e adesso questo progetto è un' esposizione al Museo Olsommer di Veiras che ha editato un libro sull'avventura complessiva, con disegni, testi, foto ed un video della realizzazione. 
L'ARKA è rimasta tra le montagne, a fianco del fiume Rodano, nel Parc naturel Pfyn-Finges a Sierre nel Vallese. 
Nel mio sito c'è anche una sezione dedicata.

Come capisci che nella tua testa sta nascendo un nuovo progetto e che è quello buono? 
Il mio percorso principale riguarda il viaggio, le scoperte, l'archeologia, oggetti antichi, i riti, le tradizioni questo è ciò che istintivamente produco.
Durante il mio viaggio però incontro persone a cui piace il mio stile grafico, il mio approccio al disegno e mi propongono le più svariate sfide, come seguire il tour de "Le luci della centrale elettrica" disegnandone le locandine o fare dei disegni per un libro su Bologna scritto dall'immenso (non so come altro definirlo) John Berger… se nel periodo in cui mi viene chiesto credo di poter dare un contributo interessante al progetto, lo accetto e ci provo.


Da qualche tempo, sei anche tatuatore. Come è successo? Quali sono le difficoltà e i piaceri maggiori di questa nuova attività?

Il tatuaggio mi ha sempre affascinato, ma non avevo amici stretti che lo praticassero per poter provare.
Un giorno, un mio fan (una di quelle persone che ti rimane subito simpatica per la sua follia), decide di chiedermi un disegno per un tatuaggio. Realizzato il disegno, mi chiede di eseguirlo nello studio di un tatuatore (suo amico) con molti anni di esperienza; accetto.
Finita la serata, il tatuatore mi dice che ho fatto un ottimo lavoro per essere al mio primo e che sarei potuto tornare nel suo studio per imparare quando avrei voluto.
Ho provato un'adrenalina che mi ha creato dipendenza: ho iniziato a frequentare regolarmente lo studio ed adesso, dopo qualche anno, è entrato a far parte del mio lavoro.



Guido è ripartito ma ha lasciato le sue tracce: qui

28 ottobre 2017

Nina Bouraoui, una scrittrice da riscoprire

Nina Bouraoui

Ogni tanto leggo dei libri e mi precipito a consigliarli a qualcuno, in questo caso volevo consigliarlo alla mia amica G.
Si tratta di Mes mauvaises pensée, di Nina Bouraoui, romanzo che ha vinto il Prix Renaudot nel 2005.
Così sono andata a vedere come si chiama in italiano il libro e mi sono resa conto che in effetti non è tradotto in italiano. 
Della Bouraoui si trovano solamente La vita felice (Wip edizioni) e Garçon manqué (Le Nuove Muse).
Ma come mai, mi domando, così poca attenzione per questa bravissima scrittrice franco algerina? 

Nel caso, se qualche editore volesse considerarla, mi propongo per tradurla.