24 aprile 2017

Letteratura e geografia

Luigi Ghirri

Ho avuto la fortuna enorme di leggere in anteprima L'esilio dei moscerini danzanti giapponesi, il libro di Marino Magliani che tra poco sarà edito da Exorma Edizioni. Leggendo pensavo, tra le altre duemila cose, che la geografia si dovrebbe studiare leggendo romanzi come questo.  E poi, al massimo, tracopiando delle cartine contro al vetro.

23 aprile 2017

Ricordi e il tempo nel romanzo


Ieri pomeriggio parlavo con Claudio Salvi della Liguria. 
I bagni Stella, i bagni La perla, i piano bar sull'Aurelia, il conogelato dopo cena, le bancarelle con i tatuaggi finti, le trofie al pesto, le chiese scure e le spiagge strette. Cose bellissime e un po' orrende, a seconda se pensate nel passato o nel presente.
E dopo ho riletto i pensieri di Walter Benjamin nelle sue Considerazioni sull'opera di Nikolaj Leskov.



"Nessuno, dice Pascal, muore così povero da non lasciare nulla in eredità. Ciò vale anche per i ricordi - solo che essi non sempre trovano un erede. Il romanziere accoglie questa eredità, e di rado senza profonda malinconia. [...] Dobbiamo il chiarimento più importante, su questo aspetto della questione, a György Lukács, che ha visto nel romanzo "la forma dell'espatriazione trascendentale". D'altra parte il romanzo, secondo Lukács, è la sola forma che accolga il tempo nella serie dei suoi principî costitutivi.
"Il tempo, si dice nella Teoria del romanzo, può diventare costitutivo solo quando è cessato il rapporto con la patria trascendentale. Solo nel romanzo si separano significato e vita, e quindi l'essenziale e il temporale; e si potrebbe dire che l'intera trama interiore del romanzo non è altro che una lotta contro la potenza del tempo... E da questa lotta... emergono le esperienze schiettamente epiche del tempo: la speranza e il ricordo... Solo che nel romanzo... appare un ricordo creativo, che investe l'oggetto e lo trasforma".


21 aprile 2017

Che cazzo è la letteratura? Antonio Moresco

Antonio Moresco

Che cazzo è la letteratura? 
Qualcosa in cui una piccola massa citoplasmica munita di inchiostro e pennello può sempre mettere al mondo la catastrofe dell'inizio.

20 aprile 2017

L'accompagnamento letterario di Arianna Berna

Disegno di Carolina Frantinati

Arianna ha ormai quasi terminato la revisione del suo romanzo. Cosa mi ha colpito, durante il percorso, è stata la sua umiltà, la sua capacità a mettersi in discussione e la determinazione nell'arrivare fino in fondo, nonostante un lavoro molto impegnativo, un figlio piccolo e altre questioni personali.

L'accompagnamento di Arianna Berna

Il progetto a cui sto lavorando con Gessica si intitola, per il momento, Prima o poi mi capisco

Mi sono rivolta a Gessica con un manoscritto già pronto, avevo lavorato parecchio a quel progetto, mi piaceva pure, ma c’era qualcosa che non girava dritto. 
Da molto tempo desideravo scrivere un romanzo divertente, di quelli che leggi e scrivi a cuore leggero, senza troppi drammi o riflessioni. 
Si tratta del mio terzo romanzo e ci avevo messo davvero tanto impegno, ma quando lo rileggevo non ero convinta, non era il mio riflesso, era come monco.
Ho chiesto quindi a Gessica un consiglio sincero. 
Dopo qualche giorno, non mi ricordo quanti, ma non molti, ci siamo risentite e mi ha dato il suo parere spassionato. 
Mi ha indicato i punti di forza e i punti invece da migliorare, proponendomi due alternative, una abbastanza facile, dare una raddrizzata al romanzo mettendo in ordine quello che non andava, e l’altra più impegnativa, andare a fondo, tirare fuori la mia vera voce, aprendo lo scritto in due e ripartire quasi da zero.
Non ho avuto bisogno di pensarci, perché quando avevo finito di leggere la sua mail avevo già deciso di mettermi in gioco, ed è iniziata quest’avventura.
Dopo quasi dieci mesi il lavoro non è ancora finito, siamo arrivate alla rilettura finale, e se mi guardo indietro resto stupefatta di come sia mutato il romanzo. 
Del vecchio progetto sono rimasti i nomi dei protagonisti e poco di più.
Ho messo da parte lo stile di scrittura del romanzo rosa che mi piace leggere, ma che onestamente non è parte di me. 
È stato un percorso impegnativo.
Ho preso per mano Alessandra, la protagonista, e l’ho accompagnata in una fase cruciale di transizione, soffrendo con lei per le legnate e gioendo dei suoi successi. È stato un bel viaggio, doloroso e faticoso. Non è stato facile farle del male, ma è stato necessario per farle gettare i vestiti da ragazzina e farla diventare una donna.

Gessica in questo percorso è stata fondamentale, senza di lei non ci sarebbe Prima o poi mi capisco, i suoi commenti e i suoi spunti sono stati preziosi, e provo una grande riconoscenza nei suoi confronti, perché ha saputo ridarmi fiducia in un momento di sconforto letterario. 



Prima o poi mi capisco


La storia

Disegno di Carolina Frantinati

La vicenda si apre alla vigilia dei risultati dell'esame di maturità. 
Ale è una ragazza ingenua, spontanea e un po' incosciente. Le amicizie che sembravano eterne si sgretolano nell’arco di un'estate. L’amore va ancora peggio, il tanto idealizzato principe azzurro non è poi così tanto azzurro.
Ale vive le problematiche dei vent'anni che si intrecciano ai complicati rapporti di una famiglia allargata e alle pressioni per il futuro
Prima o poi mi capisco è la storia di Ale, una ragazza come tante: unica.


Incipit


Disegno di Carolina Frantinati

Lo scooter sgangherato scoppietta mentre sterzo sul ghiaino e m’infilo nel parcheggio del liceo.

Mentre salto giù, la maglietta si incastra fra i manubri degli scooter ammucchiati. Con uno strattone la sfilo e mi accorgo di una patacca grigiastra, la sfrego con l’indice, ma faccio peggio, e vabbè.

Abbagliata da coriandoli di luce tra le foglie dei platani arrivo al muro disordinato dei miei compagni.
Mi alzo in punta di piedi avvicinandomi alla porta a vetri, davanti a me ci sono almeno tre file di teste agitate, intravedo i ciuffi scombinati del caschetto blu di Enna.
Niente da fare è troppo presto, i risultati non sono ancora usciti.
Lorenzo è appoggiato al corrimano rosso fuoco della scalinata e gioca con il cellulare, un ciuffo biondo gli penzola sul naso.
Ehi vecchio, ma ti pare il momento?
Neanche si volta. 
Che devo fare? Scapicollarmi come quei cretini?
Mi appoggio alla sua spalla ossuta. E se mi bocciano?
Ma va! Stai sempre a farti pare inutili.
La fai facile tu che hai tutti otto, ma il prof. di latino all’orale ha cercato di fregarmi.
Game over. 
Lorenzo infila il cellulare nella tasca laterale dei bermuda verde militare e mi dice di stare tranquilla.
Incrocio le dita senza aggiungere altro.
Fisso il vuoto mentre gli schiamazzi aumentano, rigida contro la ringhiera mi pento di tutte le volte che ho cazzeggiato invece di studiare.
Andiamo? 
Lorenzo mi prende la mano, ma resto ferma. Non ho coraggio e indietreggio di un passo.
Aspettami qui, e le sue Nike consumate spariscono, mentre non stacco lo sguardo dagli scalini coperti di polvere. 
Intorno a me c’è il delirio, gente che corre su e giù, ma non mi muovo, sto ferma qui.
Quando la sua mano si appoggia sulla mia schiena stringo le palpebre in attesa.
Lorenzo parla, ma le orecchie ronzano talmente tanto che ho paura di aver sentito male e deglutisco mentre gli chiedo di ripetere.
Vecchia, sei passata, siamo passati tutti!
Smettila di sfottere, protesto, ma lui insiste, per una volta è serio. Corro verso la porta a vetri sporca di ditate. Scorro l’elenco con l’indice finché non trovo il mio nome.
Marzia mi corre incontro, ci abbracciamo strette, i suoi capelli boccolosi mi solleticano il naso e saltiamo con piccoli balzi.
Ma ti rendi conto?
Sinceramente ancora no.
Lorenzo mi raggiunge flemmatico, ancora qui? 
Mi butto sul suo petto e lo tengo stretto, con una carezza leggera mi sfiora la testa.
Sei il solito secchione, sei passato con il massimo dei voti, e gli piazzo un pugnetto sul fianco.
Poi scendiamo di corsa gli scalini volando verso il parcheggio.

Oliver è seduto sulla sua Vespa proprio vicino al mio scooter.
Lorenzo lo ignora armeggiando con il lucchetto della bici a pochi metri di distanza.
Non corro più, anzi, tentenno ad ogni passo. E' la mia occasione per dirgli di sabato.
Mi faccio coraggio e arrotolo la maglia per coprire la macchia, intanto metto in bella vista il ventre piatto e gli shorts stracciati.
Appoggio le mani sul manubrio, ma lui neanche mi vede, è impegnato a chiacchierare con lo stronzo del suo amico. Nell’attimo in cui sto per alzare la mano e battergli la spalla con l’indice si allontana di un paio di passi. E vabbè, non era destino.
Ma mentre sto prendendo la chiave dalla tasca lo sento,
Ciao Alessandra, belli gli shorts.
Le gambe si fanno molli, Ciao Oliver. Ma lui è già preso di nuovo in altre chiacchiere.

Ritorno al mio scooter. Con le mani sul manubrio lo tiro verso di me stringendo la pancia, il freno si incastra nel paravento di quello affianco, tiro ancora più forte e finalmente scatta, ma nello strattone urto Oliver, e il mio catorcio torna nella posizione iniziale.
Attenta, cazzo!
Con la manopola dello scooter ho strisciato la sua Vespa.
Mi porto entrambe le mani alla bocca, incapace di emettere qualsiasi suono, l’unica cosa che mi viene da fare è cercare disperatamente di estrarre il motorino, che però resta saldamente incastrato fra i due vicini.
Lascia fare a me, e mi scosta appoggiandomi una mano sulla spalla.
Gli lascio spazio, ma quando mi volto ci dividono solo pochi centimetri, il respiro si è perso nei suoi occhi da gatto, il colore dell’oceano, e la testa, ciao, se ne è andata in un altro pianeta.
Mi fai spazio?
Certo, scusa, e mi faccio da parte mentre estrae lo scooter in un paio di mosse. Sono in adorazione dei muscoli definiti che si muovono sotto la maglietta da trasandato chic, mi fisso su quel sedere rotondo, semplicemente perfetto. Non ho neanche il fiato per ringraziarlo e tossisco, balbettando parole sconnesse mentre si passa una mano fra i riccioli castani.
La prossima volta stai più attenta.

Ehm… sì, grazie, anzi scusa, e imbarazzata sposto la ghiaia con la punta delle Adidas bianche mentre lui mi scannerizza da capo a piedi.

Arianna Berna




Ho scritto sempre tanto in vita mia, ma le prime creazioni letterarie sono abbastanza recenti. 
Nel 2013 ho pubblicato il primo romanzo Una normale stranavita e nel 2015 Imperfetta, entrambi su Amazon. 
Estratti di Una normale strana vita sono stati ripresi in un reading letterario “Una carezza rosso sangue”.
Nel 2016 ho partecipato a diverse raccolte di racconti: 4 petali rossi antologia contro il femminicidio, La magia diWit fiabe per bambini entrambe edite da Arpeggio Libero Editore e infine nel maggio 2016 ho partecipato con un racconto a Dai un morso a chi vuoi tu un’antologia dove il cibo è galeotto all’amore, edita da Booksald.


19 aprile 2017

Perché scrivo? Jhumpa Lahiri

Jhumpa Lahiri

Perché scrivo? Per indagare il mistero dell'esistenza. Per tollerare me stessa. Per avvicinare tutto ciò che si trova al di fuori di me.
Se voglio capire quello che mi colpisce, quello che mi confonde, quello che mi angoscia, in breve, tutto ciò che mi fa reagire, devo metterlo in parole. La scrittura è il mio unico modo per assorbire e per sistemare la vita. Altrimenti mi sgomenterebbe, mi sconvolgerebbe troppo.
Ciò che passa senza essere messo in parole, senza essere trasformato e, in un certo senso, purificato dal crogiuolo dello scrivere, non significa nulla per me. Solo le parole che durano mi sembrano reali. Hanno un potere, un valore superiore a noi.

(Jhumpa Lahiri, In altre parole, Milano, Guanda, 2015)

18 aprile 2017

Se la torre di Pisa sta in piedi reggeranno anche le nostre pile di fogli


Le cose a volte vanno come devono andare. E vanno talmente scorrevoli che mettono spavento.
Il liceo non ha confermato il mio contratto per il prossimo anno, così ho mandato quattro candidature spontanee a centri di formazione in lingue.
Tre hanno risposto:
Risposta n. 1: Abbiamo ricevuto la sua candidatura ma manca il cv in allegato.
Risposta n. 2: Abbiamo ricevuto la sua candidatura, la contatteremo in caso di bisogno.
Risposta n. 3: Abbiamo ricevuto la sua candidatura, venga per un colloquio il 2 maggio.
Poi il 18 aprile suona il telefono, rispondo, è la risposta n. 3. Chiedono se ho tempo di parlare un momento, parliamo un momento. 
E niente, martedì comincia il nuovo lavoro, e la pila di manoscritti sarà ancora più alta.

17 aprile 2017

Maniere di trascorrere la pasqua


Dopo tre settimane che non la tagliavamo, l'erba del prato è diventata talmente alta che ha rotto il tagliaerba.
Era il giorno di pasqua, l'indomani, oggi, saremmo tornati a Marsiglia e l'erba avrebbe continuato a crescere. In tre settimane ci arrivava alle ginocchia, se fosse passato altro tempo l'erba avrebbe raggiunto la vita e sarebbe stata indomabile.
Sono andata a prendere un machete in garage ma non funzionava. Ho preso il decespugliatore, ma vista l'altezza dell'erba si è bloccato anche il decespugliatore. 
Alla fine ho preso le forbici, e per tutto il pomeriggio ho pensato che martedì sarei andata a comperare un bel tappeto di erba sintetica.
Poi si è avvicinata la vicina, trovandomi inginocchiata con le forbici, mi ha prestato il suo tagliaerba. 
Ma il tagliaerba della vicina si è bloccato.
Ho cominciato a cantare alla fiera dell'est e sono andata a cuocere i calamari.