27 marzo 2017

L'origine delle storie, Vincenzo Cerami

Vincenzo Cerami

Non sempre l'idea prefigura una storia o una situazione immediatamente propizia a una drammaturgia. Qualche volta è solo un sapore, un accostamento di colori, un sentimento lancinante, un clima vago, oppure l'abbozzo di uno stile. Sempre però essa contiene, più o meno espresso, un conflitto. E sarà proprio questo conflitto a dar vita a una drammaturgia: non esiste drammaturgia senza conflitto, e viceversa.

(Vincenzo Cerami, Consigli a un giovane scrittore, Torino, Einaudi, 1996)

25 marzo 2017

Paure, fobie e scrittura



Il fatto di scrivere è allo stesso tempo un fallimento e un successo. Un fallimento di adattamento all'azione. E un successo perché è un compromesso, significa che alla fine le cose non vanno troppo male.

(Christophe André, Petites angoisses et grosses phobies, Paris. Seuil, 2002)

Il libro dello psicologo Christophe André in italiano è pubblicato da Tea.

24 marzo 2017

Appunti e zozzerie


Ieri sera ho letto una cosa a cui avevo pensato due ore prima. 
Ero al telefono con Monica Coppola che parlavamo del suo romanzo. 
A un certo punto il suo computer si è bloccato, erano le otto meno un quarto, le sue figlie reclamavano la cena e i miei il pigiama, ci siamo salutate intese che le avrei mandato i miei appunti sugli ultimi capitoli che non avevamo discusso. 
Poi ci ho pensato un secondo e ho detto meglio di no, te li mando domani.
Due ore dopo ero a letto e leggevo questo:

Il bello degli appunti personali è che uno ci scrive quello che gli pare, porcate incluse. Per quanto mi riguarda, le parolacce mi aiutano a pensare. Se nei miei appunti scrivo qualche bella frase piena di zozzerie è più facile che mi vengano delle buone idee.
A volte però mi scordo questi appunti dove non dovrei. Per esempio fra i documenti da allegare a un atto di appello, o a una costituzione di parte civile.

(Gianrico Carofiglio, Ragionevoli dubbi, Palermo, Sellerio editore, 2009)


23 marzo 2017

Scrivere e altre cose disgustose, Anton Čechov


Il catarro intestinale continua a farmi fare la spola fra la mia stanza e il luogo di lussuria. Il raffreddore è guarito, ma gli è subentrata una nuova malattia - l'infiammazione di una vena alla gamba sinistra. Per una lunghezza di circa sette centimetri la vena è dura come come un sasso e mi duole. I miei mali non si contano! Si compie in me il detto della Scrittura che l'uomo genererà la sua prole nel dolore... Però la mia prole non è né Egor né Vladimiricic. Ma i racconti e le novelle ai quali non posso pensare in questo momento... Scrivere mi disgusta.

(Anton Čechov, Vita attraverso le lettere, Torino, Einaudi, 1989)

22 marzo 2017

La bibliothèque italienne




Stiamo lavorando come dei matti per mettere in piedi La bibliothèque italienne, un progetto sulla letteratura italiana in Francia. 
Sarà on line all'inizio di aprile e ci saranno recensioni, illustrazioni, ritratti di scrittori, interviste ad autori, traduttori, editori, eccetera.
Ci piacerebbe che La bibliothèque italienne diventasse una maniera per far conoscere meglio la letteratura italiana ai francesi. 
In questo contesto ci sarà un piccolo spazio per promuovere autori, romanzi, festival, editori, blog letterari... 

Chi è interessato e vuole conoscere le modalità può scrivere a redaction@labibliothequeitalienne.com 

à bien tôt!

21 marzo 2017

Sulla poesia, con Valentina Maìni

Valentina Maìni

In questa Giornata Mondiale della Poesia il Cantiere ospita la poesia di Valentina Maìni con alcuni scritti tratti dalla raccolta Casa rotta (Arcipelago Itaca Edizioni) e una conversazione  con l'autrice sulla scrittura poetica.


Papà fa suono elettrico di vetro
rotto il laccio – poverina, a tre anni appena,
sarà cresciuta misera, nell’angolo del lavatoio
dove le vecchie si trascinano
dove i grandi giocano a fare fuoco
- sapete, i panni lerci 
non si asciugano nemmeno
con il sole.





- Valentina, come ti viene in mente una poesia? Vedi qualcosa, ti ricordi di un momento, un sentimento…?
Credo di seguire più che altro una traccia ritmica che emerge all’improvviso nella mia testa. In un certo senso, mi sembra a volte che le parole siano una specie di “riempitivo”, qualcosa che serve a dar voce concreta a quel movimento di accenti, pause, intensità, altrimenti invisibile. Poi ci sono poesie che partono da una frase che ho sentito al mercato o che mi viene in mente, magari prima di andare a dormire.

- Per scrivere una poesia ti siedi al tavolo e pensi, ora scrivo una poesia che ho in mente, o è qualcosa che capita, indipendentemente dal tuo ragionamento? Come accade?
No, capita, e di solito nelle situazioni più scomode. Non potrei mai prendermi un giorno libero, sedermi davanti a un computer e dirmi: scrivi, anzi solitamente la poesia emerge nei momenti densi, pieni di vita. Ho scritto questo libro durante un trasloco da Bologna a Parigi, per lo più in strada, nelle biblioteche, al bar, mentre visitavo una casa, sul cellulare. Mandavo messaggi assurdi con versi di poesie che non volevo dimenticare ai miei amici, dando poi la colpa al t9 o a una qualche ubriacatura della sera prima. Avevo decine di fogli, pezzi di giornale, quaderni dove appuntavo versi isolati, inizi, testi completi, disegnini che poi ricomponevo davanti al computer. Credo che per scrivere poesie si debba essere estremamente pronti, ricettivi, è un po’ come acchiappare le farfalle. Poi ovviamente serve un lavoro diciamo di post-produzione, di montaggio, in cui si ricompongono tutti i frammenti raccolti e si ascolta attentamente, per capire cosa togliere, cosa aggiungere, cosa è necessario e cosa no. Il computer è per me il luogo adatto per questo momento della stesura, mi dà un’immagine pulita, oggettiva, di ciò che ho davanti, forse mi aiuta il fatto che la scrittura non sia la mia, ma elettronica, fredda, altrui.



La bambina ha trent’anni ne dimostra
meno. A seconda del criterio dell’angolazione cresce
torna al nero, al bianco, la luce universale
non funziona, il discrimine del buono, del giusto, dell’umano
tutto uguale invece, nessuna gabbia, non sgrida più
morta la siepe.

20 marzo 2017

Le storie finiscono, comunque.

Alessandra Minervini, Fotografia di Joanne Tullo

Non era semplice dire ad Anna che non è importante come finisce una storia, visto che, quando si scrive - nel momento che inizi - la storia è già finita. Lo scrittore penetra il mistero delle cose senza risolverle.

(Alessandra Minervini, Overlove, Bari, LiberAria, 2016)