19 settembre 2017

Buoni maestri che non insegnano niente

Dario Voltolini, dal 1959

Pensavo ai maestri.
Nell'ultimo anno Dario Voltolini mi ha mandato dei pezzi che stava scrivendo. Pacific Palisades il nome del file.
A ottobre Pacific Palisades uscirà edito da Einaudi nella collana Arcipelago.
Seguire la scrittura di quel testo, fine, melanconico e gentile, è stato per me l'insegnamento sulla scrittura più importante degli ultimi anni.
E la cosa più bella è che il maestro, Dario Voltolini, non ha detto neanche una parola.

12 settembre 2017

Amori adolescenziali


Ieri sera prendevo il fresco sul balcone e pensavo che tra i tanti libri da leggere ce ne sono alcuni che vorrei non avere ancora letto. 
Altrimenti rileggerli, ma con lo stesso meravigliamento che era stato.
Forse quando capiterà mi sembrerà come quando a un certo punto, rispetto a quando svegliarsi alle nove era presto e il pensiero più grande del giorno era se finire di scrivere un racconto o leggere un romanzo, a un certo punto è arrivata la sveglia alle sei, preparare un biberon e una scodella di latte, lavare i denti a tre bocche, accompagnare monopattini agli asili, poi fare la spesa e alle dieci essere in classe a fare lezione. 
Allora per il momento mi beo dell'adolescenza libresca di non leggere per la seconda volta un libro davanti alla meraviglia di quelli ancora da scoprire. 
E faccio liste di libri che vorrei avere non ancora letto.
Una sera penso alla trilogia di Grass, La pianista di Jelinek, Il paese delle prugne verdi di Müller, e la sera dopo a Viaggio al termine della notte di Céline, Ho servito il re d'Inghilterra di Hrabal e L'uomo senza qualità di Musil. 
Come i primi giorni di settembre, quando invece di fare la versione di latino ascoltavo i Nirvana, una sera pensavo a un amico che mi piaceva a Vascagliana e quella dopo al rappresentante d'istituto con i Dr Martens verdi. 

10 settembre 2017

La buona prosa è come il vetro di una finestra, George Orwell

George Orwell

Ogni scrit­tore è vani­toso, egoi­sta e pigro, e alla base delle sue moti­va­zioni c’è un mistero. Scri­vere un libro è una lotta lunga, spos­sante, come un periodo di lunga e penosa malat­tia. Se non si fosse spinti da qual­che incom­pren­si­bile ma irre­si­sti­bile demone non ci s’imbarcherebbe mai in una simile avven­tura. Quel demone, per quanto se ne sa, è sem­pli­ce­mente lo stesso istinto che spinge un bam­bino a stril­lare per richia­mare l’attenzione. Però è anche vero che non si può scri­vere niente di leg­gi­bile se non si lotta costan­te­mente per can­cel­lare la pro­pria per­so­na­lità. La buona prosa è come il vetro di una fine­stra. Non saprei dire con cer­tezza quali siano per me le moti­va­zioni più forti, ma so quali meri­tano di essere seguite. E ricon­si­de­rando la mia opera, mi accorgo di aver inva­ria­bil­mente scritto libri senza vita, facen­domi allet­tare da brani alti­so­nanti, frasi senza senso, agget­tivi pura­mente orna­men­tali, insomma da una gene­rale fal­sità, pro­prio quando mi man­cava uno scopo poli­tico.

(George Orwell, Romanzi e saggi, Milano, Meridiani Mondadori, 2000)

8 settembre 2017

Non ho mai mentito in un libro, Marguerite Duras

Marguerite Duras, Foto di Hélène Bamberger

Scrivevo tutte le mattine. Ma senza nessun orario. A parte per la cucina. Sapevo quando bisognava andarci perché bolliva o perché non bruciasse. E anche per i libri lo sapevo. Giuro. Tutto, giuro. Non ho mai mentito in un libro. Nemmeno nella vita. A parte agli uomini. Mai. E questo perché mia madre mi aveva spaventata con le bugie che uccidono i bambini bugiardi.

(Marguerite Duras, Écrire, Paris, Gallimard, 1993)

3 settembre 2017

La vita non la si può mettere nei libri


Perché si leggono i romanzi di Giulio Verne? Tutto quello che si legge è fantastico; compreso, per esempio, il verismo zoliano. La vita non la si può mettere nei libri. Il lettore la vita la vive e gli fa schifo e fa egli stesso per la sua piccola parte un po' schifo ai suoi simili che gli fanno schifo. E tutto ciò con una semplicità volgare, comunissima, monotona; senza varietà, senz'arte. Nel libro però egli vuol trovare i personaggi d'eccezione, cioè dei personaggi inverosimili che sbadiglino delle interminabili dichiarazioni liriche d'amore, che siano nobili  o frenetici fino al sacrificio, fino al suicidio, che singhiozzino idealmente, che s'abbraccino elettricamente. In conclusione il libro deve essere un antidoto o almeno un anodino contro la vita; non la vita. Deve sostituire la morfina, l'oppio, l'etere, l'assenzio. 

(Mario Mariani, La casa dell'uomo, Milano, Lupetti, 2007)

31 agosto 2017

Perchè scrivo, Annie Ernaux

Annie Ernaux

Scrivo, forse, perché non c'era più niente da dire.

(Annie Ernaux, La place, Paris, Gallimard, 1983)
(Annie Ernaux, Il posto, Roma, L'orma, 2014)

30 agosto 2017

Ho scelto giornalismo perché volevo fare la scrittrice, ma. Lucia Berlin

Lucia Berlin

Io però comincio ad avere una strana sensazione. Ho scelto giornalismo perché volevo fare la scrittrice, ma il giornalismo consiste nell'eliminare dalle storie tutte le cose più interessanti.

(Lucia Berlin, La donna che scriveva racconti, Torino, Bollati Boringhieri, 2017)