28 febbraio 2017

Il mestiere del titolista

Fotografia di Alessandro Baccara*

Leggendo l'articolo di Giacomo Papi pubblicato il 23 febbraio sul Post, Titoli provvisori di libri famosi, ho ripensato alla questione dei titoli.
In questi giorni Monica Coppola sta cercando quello per il suo nuovo romanzo. Lei per esempio è una mietitrebbia, va avanti a macinare, tira fuori dieci titoli al giorno, fin che non arriva quello buono.
Per me la ricerca del titolo è difficilissima, più difficile che scegliere il gelato, e l'unica cosa che non mi interessa nella scrittura. 
Posso passare cinque giorni a cambiare un punto e virgola, ma il titolo lo scrivo nel momento stesso in cui devo spedire il file, abbastanza a caso. 
Mentre penso ai titoli di Paolo Nori, Daniele Benati, Velibor Colic, Mari Accardi, eccetera, sono bellissimi.
Nel suo bugiardino Mari Accardi aveva detto: Mi diverto un sacco a trovare i titoli, scriverei un libro solo di titoli.
Di fatti certe volte le dico che dovrebbe farlo di mestiere, la titolista.


*Il personaggio nell'immagine sono io. Lido di Venezia 2012

27 febbraio 2017

Squarci, di Simona Dimitri

Fotografia di Alessandra Calò

Per sei settimane, ogni lunedì un estratto di Squarci, romanzo inedito di Simona Dimitri.
Il progetto e il percorso di Simona sono raccontati qui.
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Squarci
di Simona Dimitri

Fotografia di Alessandra Calò


L’amicizia con la signora Beaujolais s’intensificò giorno dopo giorno. Il giovedì pomeriggio, che la macelleria era chiusa, e i fine settimana ormai li passavamo sempre con loro. 
Nonostante avessero una casa simile a un museo, loro vivevano nella stanza antistante l’ingresso, quella dove riponevano la macchina, nel box auto insomma. Per non sporcare. 
C’era un’altra cucina in formica bianca con la vernice sbeccata in alcuni punti e le ante cadenti, un tavolino e le sedie in plastica, rovinate dall’utilizzo. Ci ricevevano sempre là dentro. 
La signora Beaujolais era maniaca della pulizia.

Quando arrivò l’estate andammo al mare tutti i pomeriggi e in uno di quelli, mentre i miei genitori facevano delle partite a carte con la signora Beaujolais e il marito, notai dei movimenti imbarazzanti.

La commarella era la figlia prediletta della signora Beaujolais. L’unica. Aveva quattordici anni. La sua pelle era molto delicata e la proteggeva con le creme mentre prendeva il sole sdraiata sull’asciugamano. 
Io giocavo con le mani nella sabbia ma il culo e i piedi sul telo. Avevo la fobia dell’immondizia che si trovava confusa tra i granelli. 
Alzai gli occhi perché nonostante fossi in compagnia mi sentivo sola. Sempre. 
Vidi il piede di mio padre vicino alle gambe svaccate di mia madre. Con il suo alluce giocava con quello che c’era nelle mutandine del costume di lei. Rimasi a guardare turbata, ma non se ne accorsero.

Poi il pomeriggio successivo andammo a casa della signora Beaujolais. Eravamo sempre lì. Allora raccontai alla commarella l’episodio e lei mi disse che non si era accorta di niente. Coinvolse anche sua madre nella conversazione. Lei al contrario della figlia aveva visto.

La commarella mi disse di seguirla in cameretta che doveva mostrarmi un vestito nuovo.
- Quello che hai visto tra i tuoi genitori sono cose che succedono tra adulti.
- Senti, che significa fare l’amore? Ne sento sempre parlare.
- Fare l’amore vuol dire amarsi a livello fisico.
Non capivo cosa centrasse l’alluce di mio padre con l’amore. Però ebbi vergogna a dirle che non avevo capito niente.
Appena tornai nella cucina con le sedie di plastica davanti a mia madre e alla signora Beajolais dissi:
- Adesso anche io so tutto del sesso, me lo ha spiegato la mia commarella.
- E cosa ti ha raccontato? Mi chiese la signora Beaujolais.
- Come si fa l’amore.


Fotografia di Alessandra Calò

Alessandra Calò crea opere al confine tra fotografia e arte contemporanea, sperimenta nuovi linguaggi e si avvale della tecnica dell’appropriazione per un recupero memoriale. Le sue opere scavano nel passato per tentare un dialogo col presente, un tempo in cui tutti hanno la possibilità di esistere nella forma di esseri senzienti, fantasmi o prefigurazioni.


Qui una conversazione con il Cantiere di Scrittura sulla sua maniera di raccontare le storie.

24 febbraio 2017

Storia dell'editoria, Enrico dall'Oglio

Enrico dall'Oglio 

Enrico dall’Oglio seguiva in prima persona tutte le fasi preparatorie dell’uscita di un libro per la sua «Corbaccio». Ciascun libro arrivava sul banco del libraio e poi al lettore dopo essere stato letto personalmente dall’editore almeno tre volte: una prima volta in fase di giudizio, una seconda dopo la composizione delle prime bozze in tipografia, la terza e ultima lettura prima di dare alle stampe il volume. In queste fasi preparatorie l’editore manteneva poi un costante contatto con l’autore, curava la scelta dei caratteri e l’impaginazione della copertina, preavvertiva con lettere personali distributori e librai dell’uscita del volume, ne organizzava il lancio promozionale, contattava lui stesso critici e giornalisti per ottenerne la recensione, si assicurava che venisse ben distribuito nelle librerie, che spesso visitava in prima persona.


23 febbraio 2017

Sandro Campani. Storie che nascono dai luoghi

Sandro Campani

Il mio lavoro faticoso attorno a una storia parte quasi sempre da un luogo che poi, se ho fortuna, comincia ad animarsi di gente, contrapposta o conforme al suo spirito. I luoghi hanno il loro spirito, indipendentemente dalle persone: quando capita di scriverne, perciò, non si tratta di dare al luogo una vernice emotiva attraverso i sentimenti dei personaggi; si tratta, al contrario, di osservare come il luogo agisce sui personaggi, mano a mano che la loro vita prende forma (se l’immaginazione ha attecchito, e la storia si va raggrumando). Non caricare di intenti sentimentali la descrizione di un paesaggio è per me importante quanto non caricare di intenti sociologici la descrizione di un personaggio. Se mi concedessi di fare una cosa del genere, il rispetto per il luogo e per il personaggio verrebbero meno, e addio storia: perché scrivere di qualcosa a cui non si porta rispetto?

Nella prima fase, vorrei essere solamente un occhio, un orecchio e un naso. Tutto tranne una bocca. Dopo viene il lavoro sulla voce.

(Sandro Campani, Il Libraio, 05.02.2017)

22 febbraio 2017

Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza


Il Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza è riservato a opere di narrativa letteraria inedite, scritte in lingua italiana, che abbiano la forma del romanzo. Raccolte di racconti, poesie, saggi e testi teatrali sono esclusi dal Premio.
Non sono ammesse al concorso le opere di generi quali il giallo, il romanzo poliziesco, il fantasy, il memoir. 
Le opere concorrenti devono essere rigorosamente inedite. Sono escluse perciò dal Premio opere già pubblicate integralmente o parzialmente in formato cartaceo, on line, on demand, sotto forma di self-publishing, in e-book.

Gli scrittori che desiderano concorrere al Premio dovranno spedire entro il 7 Aprile 2017 il dattiloscritto in duplice copia a NERI POZZA EDITORE, via Fatebenefratelli, 4, 20121 Milano, attraverso una raccomandata postale con ricevuta di ritorno, specificando sulla busta “Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza”.

Il Comitato di Lettura sarà composto dai seguenti membri:

FRANCESCO DURANTE, giornalista e critico letterario
STEFANO MALATESTA, giornalista e scrittore
SILVIO PERRELLA, critico letterario
ROMANA PETRI, scrittrice
SANDRA PETRIGNANI, scrittrice
GIUSEPPE RUSSO, direttore editoriale
MARCO VIGEVANI, agente letterario

L’autore dell’opera vincitrice del Premio ha diritto a un assegno di 25.000 euro e alla pubblicazione dell’opera da parte di NERI POZZA EDITORE.


Sezione Giovani 
PREMIO NERI POZZA/ FONDAZIONE PINI/CIRCOLO DEI LETTORI

Neri Pozza editore, in collaborazione con la Fondazione Pini, bandisce, all’interno del Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza, il concorso denominato Premio NERI POZZA/ FONDAZIONE PINI/CIRCOLO DEI LETTORI – Sezione Giovani.

Il Concorso è riservato agli autori partecipanti al Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza che abbiano età inferiore ai 35 anni (autori che al momento della chiusura del Premio – 7 aprile 2017 - non abbiano ancora compiuto 35 anni).

Il bando integrale si può leggere qui.

21 febbraio 2017

Un gioco che mi piacerebbe fare


Da qualche tempo ho cominciato a fare delle coppie con i libri che leggo. 
Per esempio, La prima verità di Simona Vinci con Conforme alla gloria di Demetrio Paolin.
Oppure, Candore di Mario Desiati, con La separazione del maschio di Francesco Piccolo.
Poi, La mennulara di Simonetta Agnello Hornby con Accabadora di Michela Murgia.
Eccetera.
E nonostante detesti i giochi da tavola e le carte, questo mi piacerebbe, un domino dei libri.
Magari Papero editore potrebbe pensarci...

20 febbraio 2017

Squarci, di Simona Dimitri

Fotografia di Alessandra Calò

Per sei settimane, ogni lunedì un estratto di Squarci, romanzo inedito di Simona Dimitri.
Il progetto e il percorso di Simona sono raccontati qui.
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Squarci
di Simona Dimitri

Fotografia di Alessandra Calò


Nicola quella mattina si svegliò alle cinque e mezza, si infilò i pantaloncini, le scarpe da ginnastica rosse con i buchi e una maglietta bianca impolverata del giorno prima. 
Fece colazione con una tazza di latte e caffè e poi la mise nel lavandino piena d’acqua per non farla incrostare. 
Con la vespa andò fino in macelleria e là passò a prenderlo il marito della signora Beaujolais.

Io mi svegliai con calma alle otto, feci la mia colazione, lavai le nostre tazze, poi rassettai la stanza. Aprii la finestra per cambiare l’aria satura del nostro odore, spiegazzai le lenzuola e sistemai il copriletto di Nicola che durante la notte era caduto per terra. Andammo a fare la spesa, con mia madre. Al ritorno passammo a prendere la zia Maria e mentre loro preparavano il pranzo io mi misi a leggere in veranda. Mio cugino Cesare giocava con la pista elettrica di Nicola.

Mio padre mi aveva detto di attaccare la pompa per rimpiazzare quell’acqua che con i nostri tuffi aveva straripato e si era dispersa. Ogni dieci giorni circa bisognava ritoccare il livello. 
Lasciai il libro sul tavolino e andai nel box per pigiare il pulsante rosso.
Tornai in veranda.

- Sei andata ad attaccare l’acqua? Mi chiese mia madre.
- Sì.
- Guarda che si è staccata, non sento rumore.
Lasciai di nuovo il libro e tornai a riattaccare la pompa.
Mentre salivo su per le scale vidi che il cancello elettrico si stava aprendo.
- Arriva qualcuno? Chiesi alla zia Maria.
- Rosà sta arrivando qualcuno? Chiese la zia a mia madre. Lei guardò l’ora, erano circa le undici e mezza e né mio padre né Nicola stavano per tornare.
Mia madre andò in salotto, aprì la porta che si affacciava sulla piscina e diede il comando al cancello elettrico di chiudersi.
- Guarda che la pompa si è di nuovo spenta, mi disse.
La zia Maria mi accompagnò.
- Qual è il pulsante?
- Quello rosso serve per attaccarla e quello nero per spegnerla. E lei pigiò il tasto rosso.

Di nuovo il cancello si aprì.

- Che cavolo sta succedendo?
Facemmo di nuovo tutto daccapo. 
Andai in piscina a vedere se per caso il tubo era rimasto pizzicato da qualche parte, o per cercare di capire come mai la pompa si spegneva sempre.

Di nuovo il cancello si aprì.

- Senti, lascialo aperto, disse mia madre.
- Ma sì, tanto stiamo fuori noi, non credo che si infili qualcuno. Disse la zia.
- E la pompa?
- Quando arriva tuo padre vediamo.

Poi squillò il telefono. Mia madre si asciugò le mani allo straccio per andare a rispondere.
-Vado io, dissi.
Era mio padre. Aveva una voce insicura, insolita.
- Lo zio è arrivato? mi chiese.
In quel momento lo zio Antonio, il marito della zia Maria, metteva piede in casa.
Mio cugino Cesare si precipitò nelle braccia di sua madre.
- Zio vieni, c’è papà al telefono, e glielo passai.

Rimase al telefono solo qualche minuto poi tornò in cucina con le lacrime agli occhi.

- Che è successo?
- Nicola. Rispose lo zio.
Si misero in macchina e andarono via.

Io, la zia e Cesare rimanemmo a casa, aspettando notizie.
Pensammo a un incidente. La zia finì di preparare il pranzo, poi apparecchiò.
- Saranno ancora all’ospedale, disse. Erano le tredici e trenta e non avevamo sentito nessuno.
Poi io e Cesare mangiammo.
Cesare si mise nel letto di Nicola, guardò i cartoni animati e si addormentò.
Dopo un’altra ora finalmente arrivarono.
Mio padre spalancò la porta del salotto.
- Lo abbiamo perso. Urlò.


Fotografia di Alessandra Calò

Alessandra Calò crea opere al confine tra fotografia e arte contemporanea, sperimenta nuovi linguaggi e si avvale della tecnica dell’appropriazione per un recupero memoriale. Le sue opere scavano nel passato per tentare un dialogo col presente, un tempo in cui tutti hanno la possibilità di esistere nella forma di esseri senzienti, fantasmi o prefigurazioni.


Qui una conversazione con il Cantiere di Scrittura sulla sua maniera di raccontare le storie.